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3. Lavoro e impresa


versione provvisoria (ult. rev. 15 giugno 2000)

3.1 Impresa, credito e lavoro


Il complesso delle innovazioni introdotte dalle tecnologie dell’informazione, in particolare la convergenza tra il settore informatico e quello delle telecomunicazioni, comporta una modificazione strutturale dell’economia sotto numerosi aspetti. Cambiano per esempio:

i rapporti tra imprese e fornitori (business-to-business); la meccanica dell’inflazione in rapporto alla crescita del prodotto interno lordo; il rapporto tra economia "materiale" ed economia "immateriale" all’interno del Pil; la ricerca di tecnologie sempre più avanzate rispettose dell'ambiente.

Tra gli ambiti tecnologici che attualmente registrano una crescita più rapida vi sono:

networking delle attrezzature di comunicazione; microprocessori; tecnologie di comunicazione "viva voce" (con riconoscimento vocale e voce sintetizzata); motori di ricerca; pagamenti elettronici.

Poiché tutta l’informazione è codificata in forma binaria (in bit di valore 0 oppure 1), l’avvento delle tecnologie digitali determina la convergenza dei diversi mezzi di comunicazione (multimedialità).

In passato, i mezzi di comunicazione erano separati, e i servizi erano offerti su diverse piattaforme: televisori, telefoni e computer. Oggi, invece, sia i servizi innovativi, sia quelli tradizionali sono veicolati da reti comuni e apparecchiature integrate, che svolgono insieme i diversi scopi di telefonia, trasmissione dell’informazione ed elaborazione dei dati.

La convergenza di telecomunicazioni e informatica (Ict) informa di sé non solo l’economia della produzione industriale, ma anche quella della scuola e dell’intrattenimento.

Si registra così una commistione, non solo apparente, di servizi tradizionali e innovativi, la cui rilevanza economica non è più definibile a priori, data la velocità delle trasformazioni in atto. Tra i servizi innovativi vanno ricordati:

l’home banking; il commercio elettronico; la posta elettronica; la Web-Tv; i servizi voce su protocollo Ip (VoiIP); altri servizi di telefonia su Internet.

Un altro esempio significativo è ciò che viene indicato come Cti (Computer Telephony Integration), basato sulla possibilità di riconoscere e sintetizzare in modo soddisfacente la voce umana. Un numero crescente di imprese istituisce oggi i cosiddetti call centre, per la gestione in fonìa computerizzata, senza operatore umano, delle comunicazioni con i clienti.

La convergenza tecnologica Ict determina una parallela convergenza dei mercati in un unico mercato multimediale.

Si determinano così nuove alleanze tra aziende precedentemente operanti in mercati separati, allo scopo di acquisire nuove competenze e condividere i costi, molto elevati, di sviluppo delle nuove tecnologie e installazione delle infrastrutture multimediali.

Il mercato integrato è caratterizzato da un’unica catena del valore, costituita da cinque segmenti:

creazione del contenuto; presentazione del servizio e del contenuto; fornitura del servizio; fornitura dell’infrastruttura; vendita finale.

Lo schema seguente rappresenta i mercati tradizionali dell’informatica, delle telecomunicazioni, dell’informazione e dell’intrattenimento (broadcasting) e dell’editoria. Essi sono separati e convergono soltanto nell’utente.

Ecco invece come si presenta la catena di valore nel mercato multimediale
(fonte: Analysis):

 

La tecnologia Ict ha rilevanza nell’assetto dei costi di produzione e degli investimenti.

L’utilizzazione di Internet per l’individuazione delle risorse umane o il reperimento di un semilavorato al minor prezzo possibile ha determinato una drastica riduzione dei costi di produzione delle imprese e del costo finale dei prodotti. La maggior concorrenza ha comportato una generale compressione delle remunerazioni, mettendo in discussione i tradizionali meccanismi retributivi.

Si registra inoltre la tendenza per cui, in conseguenza dell’attenzione delle imprese quotate in borsa alla creazione di valore, la ricchezza si trasferisce dai salariati agli azionisti. Nel complesso però, l'economia digitale si dimostra capace di creare un numero consistente di nuovi posti di lavoro.

Lo sviluppo dell'economia richiede, più che nel passato, la valorizzazione del talento progettuale.

In Italia, molto più che negli altri paesi, lo sviluppo industriale è stato, in certi settori, sostenuto da una politica di contributi – in conto interessi e conto capitale – indirizzata a imprese esistenti, piuttosto che all'incentivazione di nuove attività produttive, rispondenti alle diverse esigenze di mercato. Una conseguenza negativa di questa politica è stato il sovraindebitamento delle imprese e il rischio di una paradossale maggiore fragilità finanziaria, quando gli effetti sull’indebitamento e sul tasso generati dal sussidio si sommano con i ritardi amministrativi.

E' importante attuare una politica di agevolazione del rischio imprenditoriale.

L’incentivazione del capitale di rischio può determinare un positiva crescita della dimensione media delle imprese; tale crescita potrebbe contribuire a superare in parte le patologie tipiche di un sistema formato da imprese troppo piccole (difficoltà di trasmissione intergenerazionale dell’impresa, razionamento del credito, diffusione del fenomeno dell’usura, ecc.). Occorre, in particolare, intervenire sulla struttura dei costi e dei benefici, che è alla base della tendenza al downsizing della realtà economica italiana.

Per quanto riguarda i costi, è necessaria una razionalizzazione del credito, anche mediante la creazione di alternative al sistema di credito bancario.

Lo sviluppo di un mercato del capitale di rischio riguarda sia la creazione di condizioni che facilitino la quotazione in borsa delle piccole e medie imprese, sia la creazione di un mercato di venture capital specializzato nel settore dell’alta tecnologia e in grado di colmare l’asimmetria informativa tradizionale tra finanziatori e investitori in questo settore.

Per quanto riguarda i benefici, si allenta la pressione fiscale e si creano le condizioni per abbattere i costi di coordinamento e affinché il controllo dell’impresa non sia insidiato da "scalate ostili".

Per facilitare la crescita del sistema delle piccole e medie imprese occorre rimuovere gli ostacoli che si frappongono alla modifica della struttura proprietaria. Oltre il 60% delle imprese italiane, infatti, è a gestione familiare, contro il 40% delle imprese del Regno Unito e meno del 10% delle imprese negli Stati Uniti.

Inoltre, la quota proprietaria del gruppo di controllo nelle piccole e medie imprese è spesso estremamente elevata e in numerosi casi arriva al totale del capitale sociale dell’impresa. Questa caratteristica, tutta italiana, da un lato costituisce un incentivo all’imprenditorialità, per via dell’elevata correlazione tra la ricchezza personale dell’imprenditore e i risultati dell’impresa. D’altro canto, però, penalizza gli investimenti in iniziative "a rischio", come quelle di innovazione tecnologica e di espansione sul mercato internazionale.

Incentivi fiscali e nuove regole per il capitale di rischio costituiscono i presupposti necessari per le sviluppo dell’economia italiana.

È possibile far fronte ai tre fenomeni che rallentano in Italia il decollo di nuove attività economiche: l’esigenza di conservare una dimensione d’impresa modesta (superando la quale i costi non sarebbero più sostenibili), la struttura proprietaria e la difficoltà di trovare finanziamenti per i progetti innovativi.

Per fare in modo che il diffondersi dell'Ict non allarghi il divario esistente tra Nord e Sud d’Italia, particolare attenzione deve essere rivolta alle imprese del meridione, che presentano un potenziale di sviluppo superiore a quello di altre zone. È noto, infatti, che la diffusione dei nuovi paradigmi tecnologici può essere più veloce nelle aree dove non siano operanti modelli di sviluppo tradizionali.



Al tempo stesso, occorre dedicare particolare attenzione alle attività di formazione e istruzione informatica nel Mezzogiorno, per valorizzare il capitale umano ivi residente ed agevolare l'incontro tra domanda e offerta di lavoro espressa dalle aziende del settore.


Per attivare tali programmi è allo studio un riadeguamento organizzativo degli enti deputati a formulare le richieste di finanziamento per progetti comunitari.

È noto, infatti, che le opportunità dei Fondi Strutturali Europei sono state sinora utilizzate soltanto parzialmente, e non sempre per creare condizioni di sviluppo nei settori tecnologicamente avanzati.

Lo sviluppo tecnologico può contribuire significativamente alla soluzione del problema dell’occupazione nel Mezzogiorno d’Italia.

Si tenga presente, comunque, che già oggi il Mezzogiorno può vantare una presenza significativa di poli di sviluppo tecnologico. Si consideri, per esempio, il distretto dell’alta tecnologia della provincia di Catania. 


L’esperienza di Catania

L’esperienza di Catania è un esempio positivo di come l’attiva interazione tra centri di eccellenza - università, laboratori di ricerca, società ad alto contenuto tecnologico - ed attività imprenditoriali possano trasformare un’area cosiddetta "marginale" in un distretto hi-tech. La stretta collaborazione della ST Microeletronics, una delle più grandi multinazionali nel settore industriale dei semi-conduttori, e l’università locale ha creato un circolo virtuoso di scambio di competenza tecnologica e conoscenza di cui le realtà imprenditoriali della zona hanno saputo trarre vantaggi concreti. Grazie anche agli incentivi offerti dallo Stato e dalla Regione e alla politica di sostegno e di marketing promossa dalla amministrazione locale, l’innovazione e la presenza di un capitale umano qualificato hanno non solo attratto società internazionali, ma favorito anche lo sviluppo delle attività imprenditoriali locali con la creazione, tra il 1994 e il 1998, oltre 200 nuove imprese.

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3.2 La Società dell’Informazione e l’occupazione


La crescita  del settore Ict è stata in Italia, nel 1999, pari al 13,2%, circa 11 punti percentuali in più rispetto all’aumento del Prodotto Interno Lordo. Tale aumento – cui hanno contribuito sia il settore IT (+10,6%) che il settore TLC (+14,6%) – ha portato in passato e continuerà a portare ad un incremento dell’occupazione.

Il settore è caratterizzato da un numero ampio di occupati. Infatti, gli addetti – dipendenti o indipendenti – coinvolti in attività correlate all’Ict e ad Internet ed operanti presso le "net companies" in senso stretto, presso i fornitori di tecnologia e contenuti e presso gli utenti, risultavano, a fine 1999, oltre 1 milione e 280mila, con una crescita del 2,4% rispetto all’anno precedente. Nel corso del 2000, inoltre, il numero di tali addetti dovrebbe essere destinato a crescere fino a superare quota 1 milione e 310mila, con una ulteriore crescita del 2,5% rispetto al 1999

In Italia, l’Ict è costituita soprattutto da aziende medio-piccole; in particolare, nel 1997, in Italia le imprese del settore erano più di 57.000, ed occupavano più di 405.000 addetti.

Peraltro, quasi il 93% delle aziende si posizionava nella fascia da 1 a 9 addetti, e contava per il 29,6% dell’occupazione, mentre lo 0,2% di aziende con oltre 250 addetti occupavano quasi il 44% del totale degli addetti.

La crescita occupazionale dell’intero comparto è comunque stata soddisfacente, attestandosi al 4,8% nel 1998 ed al 3,7% nel 1999, anno in cui il settore Ict rappresenta, con più di 440.000 addetti che lavorano per quasi 62.000 imprese, oltre il 2% della forza lavoro complessiva in Italia.

Da notare che, nel periodo 1991-1999, il comparto degli addetti indipendenti cresce in misura maggiore di quello degli addetti dipendenti, probabilmente anche per lo sviluppo di politiche occupazionali tese a flessibilizzare, in accordo con le caratteristiche del settore, il rapporto tra occupazione e volume del business.

Un problema da affrontare in tempi brevi è infine costituito dal cosiddetto fenomeno dello "skill shortage", ovvero della difficoltà o addirittura della impossibilità di reperire tutte quelle figure professionali necessarie di cui le aziende (utenti e fornitori) abbisognerebbero.

Recenti stime valutano il gap tra domanda ed offerta di risorse qualificate in più di 69.000 unità nel 1999. Tale gap è però destinato a salire, quantificandosi in circa 113.000 unità nel 1999, costringendo le aziende da un lato ad aumentare i livelli retributivi di ingresso delle figure professionali scarse, e dall’altro a ricercare nuove forme di incentivazione per mantenere le risorse acquisite all’interno delle organizzazioni.

Peraltro, non si può non notare che la tendenza all’incremento dei salari può costituire una minaccia allo sviluppo delle piccole e medie imprese (specie di software e di servizi), che corrono non solo il rischio di non riuscire ad attrarre nuove risorse umane, ma anche di vedersi sottrarre quelle già impiegate.

La soluzione dei problemi derivanti dallo "skill shortage" sta in adeguate e mirate iniziative di formazione, sviluppate promovendo una stretta collaborazione tra settore Ict e mondo dell’istruzione e della formazione, tese alla creazione di bacini di risorse umane le cui caratteristiche siano coerenti con i bisogni del mercato.

La rapida crescita del settore è testimoniata anche dal ruolo propulsivo assunto dal mercato azionario e dalla collocazione in Borsa di nuove imprese high tech.

La crescita dell’occupazione dipende dalla capacità del sistema economico e istituzionale di assecondare e governare il cambiamento tecnologico e organizzativo indotto dalla Ict.

Un sistema economico più dinamico e teso alla ricerca di una efficienza sempre maggiore determina la nascita di nuove professioni, ma, d'altra parte, comporta il rischio di espulsione, soprattutto nella fase iniziale dell’innovazione, di unità lavorative in eccesso o non sufficientemente qualificate.

La flessibilità funzionale postulata dalla economia digitale impone l’elaborazione di politiche di valorizzazione, riqualificazione e formazione continua delle risorse umane.



Nel breve periodo, anche il telelavoro costituisce una risposta alle esigenze di innovazione.

Si intende qui per telelavoro il lavoro cooperativo a distanza assistito dal calcolatore. Il telelavoro migliora la competitività delle imprese e costituisce una opportunità di occupazione per le persone che altrimenti ne sarebbero escluse, oltre che una evoluzione interessante per coloro che hanno una occupazione stabile ma non soddisfacente. Costituiscono un ostacolo al telelavoro:

  • la "resistenza manageriale" a esercitare una funzione secondo modalità innovative;

  • l’incertezza in campo legislativo, normativo e fiscale.

I principali vantaggi del telelavoro sono in termini di costo, flessibilità e qualità. Inoltre, dal punto di vista delle tecnologie, dei servizi e delle applicazioni si hanno i seguenti vantaggi:

  • le imprese acquisiscono nuove tecnologie e realizzano ulteriori applicazioni a sostegno di reti aziendali più vaste rispetto a quelle concentrate negli uffici, a favore del lavoro a casa e mobile, dei "telecentri";

  • i singoli dipendenti acquisiscono tecnologie e servizi indipendentemente da quanto fornisce l’azienda o a integrazione di questo;

  • nascono nuove forme di impresa senza vincoli geografici, basate sulle reti.

La diffusione del telelavoro potrà essere favorita anche da interventi finalizzati a:

Sviluppare le infrastrutture e i servizi di telecomunicazione presso l’utenza.



Promuovere l’offerta di strumenti e servizi alle imprese per l’avviamento di iniziative sperimentali di telelavoro.



Diffondere informazione qualificata sull’argomento.



Sensibilizzare organizzazioni, aziende, enti e lavoratori.

Il telelavoro è comunque una componente di tendenza strutturale destinata a svolgere un ruolo sempre maggiore, anche nel lungo periodo.

Sulle politiche per l'occupazione nella Società dell'Informazione diverse iniziative sono state avviate dal Ministero del Lavoro e della Previdenza sociale.

Un ruolo molto importante per la diffusione delle attività della net-economy e delle attività della pubblica amministrazione è costituito dalle manifestazioni espositive che si svolgono nel territorio nazionale. Tra le principali ricordiamo Smau, Forum PA, Tecnorama, Sat-Expo, Expobit, Futurshow, Com-p.a., Fiera del Libro. Ai fini della diffusione della cultura digitale sono rilevanti anche i premi e i concorsi per prodotti multimediali.

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3.3 La Società dell’Informazione e l’organizzazione delle imprese


La diffusione della tecnologia digitale e la conseguente disponibilità di processi e scambi informativi a basso costo influenzano i meccanismi di acquisizione della conoscenza e plasmano lo sviluppo dell’economia, in quanto:

influenzano l’andamento dei costi di transazione e inducono a nuove forme di organizzazione dell’impresa e del lavoro, dando un forte impulso al commercio elettronico e alla creazione di network e di alleanze di imprese;

contribuiscono a rendere meno chiari i confini settoriali, compreso quello tra servizi e settore manifatturiero;

promuovono il ruolo delle esternalità di rete quale fonte di produttività e crescita e fanno dell’apprendimento interattivo la principale fonte di competitività.

Occorre sottolineare che nel settore manifatturiero l’Europa è un’area a costi elevati rispetto ai concorrenti delle altre regioni del mondo, perciò occorre pensare a uno sviluppo economico fondato sul potenziamento e sulla diversificazione del know-how.

Il know-how delle imprese assume sempre più spesso la connotazione di un "sistema esperto", traducibile in un insieme di operazioni per calcolatore (software).

Allo sviluppo del software di sistema esperto corrisponde un cambiamento organizzativo dell’impresa e un riassetto dei fattori di produzione.

Pertanto, alla luce delle possibilità della tecnologia Ict, da un lato le aziende devono rivedere il proprio sistema organizzativo e promuovere in prima persona una riqualificazione delle proprie risorse umane, d’altro devono poter contare su un rapporto più snello con la Pubblica Amministrazione.

I "vantaggi competitivi" delle imprese si spostano sempre più sull’utilizzo delle nuove tecnologie; anzi, un ritardo nel loro uso provoca una perdita di competitività non solo delle imprese, ma dell’intero sistema-paese. Una ricerca realizzata dallo Cselt sull'area della provincia di Torino ha messo in evidenza, tra l'altro, le resistenze del sistema delle piccole e medie imprese all'introduzione di processi innovativi legati alle nuove tecnologie dell'informazione.

Anche il web costituisce uno strumento per nuove forme di comunicazione e pubblicità.

Purtroppo, come rileva la Commissione Europea nella Raccomandazione sulle tariffe delle linee di telecomunicazione e nel documento eEurope, i costi di collegamento via Internet in Europa sono ancora pari al doppio di quelli negli Usa. La Commissione ha presentato la Raccomandazione sull'accesso disaggregato alla rete locale (Unbundled Access to the Local Loop) che si pone l'obiettivo di favorire un mercato competitivo delle telecomunicazioni e di sviluppare una connessione più veloce ed economica a Internet.
Occorre perciò:

Facilitare l’utilizzo di Internet per la ricerca d’informazioni di business, cataloghi fornitori, ecc.



Consentire all’azione del mercato di ridurre i costi di collegamento a Internet.



Favorire la diffusione della firma digitale, allo scopo di incrementare il livello di sicurezza della rete, per agevolare l'effettuazione ed il perfezionamento di transizioni di natura economica sulla rete.



La regolamentazione, a livello europeo e nazionale, del rapporto tra mercato e grandi imprese – che sono gli attori preminenti dello sviluppo economico – sarà decisivo per tutto l’assetto organizzativo industriale. In questa prospettiva, la dinamica del settore sarà tanto più vivace, quanto più l’azione delle diverse Autorità competenti (Autorità garante per la concorrenza e il mercato, Autorità per le garanzie nelle comunicazioni) sarà efficace nel creare le condizioni di reale concorrenza e diversificazione degli operatori.

Il processo di convergenza tra informatica e telecomunicazioni offre importanti possibilità non solo alle grandi aziende, ma anche alle piccole e medie imprese (PMI).

Lo sviluppo economico necessita sempre più di un tessuto di piccole aziende flessibili, in grado di offrire prodotti e servizi in ambito locale.

Occorre stimolare la formazione di reti di collegamento anche nell’ambito delle PMI.

Nel settore manifatturiero le PMI – spesso sottocapitalizzate e prive di strumenti adeguati alla crescita – occupano il 48% della forza-lavoro ed è importante che la Ict non sia prerogativa delle sole grandi imprese.

Di particolare rilievo è l'iniziativa PMI Internet, realizzata da Confindustria Piccola Industria, Anasin e Assinform per sensibilizzare le piccole e medie imprese al fenomeno del commercio elettronico.


A tal fine devono essere definite misure dirette a:

Rimuovere le barriere che si frappongono agli accordi di cooperazione tra le imprese.



Stimolare la creazione e la partecipazione a organizzazioni per la cooperazione tra PMI per lo scambio d’informazioni (si pensi agli Enti Bilaterali del Nord Italia).



Favorire la richiesta, da parte delle PMI, di "pacchetti" di formazione, a costi condivisi e pertanto minori.



Stimolare gli enti locali a realizzare "centri multimediali" per la formazione permanente dei cittadini, ai quali possano far riferimento anche le PMI.



Stimolare la partecipazione delle PMI alle attività di R&S nell’ambito di programmi europei e internazionali.



Consentire l’accesso delle PMI a canali di finanziamento per lo sviluppo tempestivo di innovazioni tecnologiche.

 


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3.4 Il commercio elettronico e l'economia di rete


Il commercio elettronico (e-commerce) si è evoluto da un insieme di transazioni discrete da impresa a impresa a un continuum di attività commerciali, che coinvolgono in misura sempre maggiore un vasto numero di imprese e di individui.

E’ opportuno premettere e tener presenti una serie di considerazioni che aiutano a comprendere l’importanza di questo fenomeno:

  • il commercio elettronico tende a cambiare gli equilibri del mercato, per cui neppure le grandi dimensioni e le relative economie di scala offrono garanzie di stabilità della domanda;
  • muta, ed è rivalutato, il ruolo del consumatore, che diventa potenzialmente un partner dell’impresa nel disegnare e creare i prodotti;
  • il processo di produzione si evolve in ragione della possibilità di coordinare la produzione con le esigenze dell’acquirente: cambiano dunque i tempi e la struttura dell’attività d’impresa;
  • cambia la struttura del mercato e l’organizzazione del lavoro (emergono nuovi intermediari, si sviluppano nuovi prodotti e mercati, si ridefiniscono le mansioni e i livelli di competenza dei singoli);
  • è prevista, per i prossimi anni, una crescita esponenziale del commercio elettronico nel settore bancario e turistico, che avrà un effetto di richiamo negli altri settori economici;

    L’affermarsi del commercio elettronico comporta una riduzione dei costi di distribuzione e un miglioramento del servizio ai clienti:
  • la rete offre la possibilità di fornire in modo semplice e strutturato tutte le informazioni di vendita sui singoli prodotti;
  • l’interattività consente di stabilire un contatto diretto con il cliente, in modo da offrire un servizio personalizzato.

Uno degli svantaggi associati al mercato globale, però, è che anche i competitori sono globali: è necessario perciò creare condizioni di pari opportunità per la comunicazione pubblicitaria. Di fatto, le piccole e medie imprese e, in generale, quelle di nuova costituzione sono svantaggiate nei confronti di quelle che possono contare su un’immagine già forte.

Fra gli ostacoli che si frappongono alla diffusione del commercio elettronico possono essere ricordati:

  • i costi relativi agli investimenti in tecnologie e software;
  • le diverse incertezze giuridiche riguardanti la fornitura di beni servizi on-line;
  • i dubbi sulla sua sicurezza.

Il maggiore degli ostacoli è rappresentato dalla forte diffidenza degli acquirenti nei confronti dei pagamenti da effettuare per via elettronica. Non tutti i provider, infatti, sono dotati di protocolli di autenticazione sicura ed è necessario che le transazioni avvengano tramite banche, proprio per aumentare la sicurezza.

La crescente richiesta di tutela della privacy da parte dei consumatori sta ormai assumendo le caratteristiche di una condizione necessaria per lo stesso sviluppo del settore. L’insieme delle garanzie da offrire va da una informazione precisa e preventiva sulle politiche di privacy seguite da ciascun sito alle conseguenti possibilità di impedire utilizzazioni dei dati diverse da quelle necessarie per la conclusione delle transazioni in rete (produzione di profili individuali e collettivi, trasferimento dei dati a terzi, ecc.).

È bene ricordare che, nell’ambito della Unione europea, attraverso l’emanazione di importanti Direttive, quali quelle sulla protezione dei dati, sui servizi di telecomunicazione, sulla firma digitale, sui contratti a distanza e, appunto, sul commercio elettronico, si va lentamente delineando un vero e proprio sistema normativo: un diritto comunitario relativo ai servizi della Società dell’Informazione.

Una proposta di Direttiva riguardante taluni aspetti giuridici dei servizi della società dell’Informazione e, in particolare, del commercio elettronico era stata presentata dalla Commissione europea il 18 novembre 1998. Il Parlamento ha adottato il suo parere il 6 maggio 1999 (n.A4-0248/99), condividendo l’impostazione e gli orientamenti generali della Commissione.

Sulla base del parere e degli emendamenti del Parlamento, la Commissione – nell’agosto 1999 - ha adottato una proposta modificata di direttiva.

Il 7 dicembre 1999, i ministri dell’Unione europea, in sede di Consiglio Mercato interno, hanno sottoscritto un accordo politico che consente di stabilire un quadro giuridico armonioso e di adottare, in breve tempo, la Direttiva comunitaria per il settore.

La c.d. Direttiva sul commercio elettronico, che dopo essere stata sottoposta al Parlamento europeo in seconda lettura, è stata approvata il 4 maggio 2000, si propone di garantire un elevato livello di integrazione giuridica comunitaria, al fine di instaurare un vero e proprio spazio senza frontiere interne per lo sviluppo del commercio elettronico e dei vantaggi derivanti dai servizi della Società dell’Informazione, sia per i cittadini che per le imprese. I numerosi ostacoli giuridici alla fornitura di servizi on line e le connesse incertezze sono dovuti, infatti, soprattutto alla assenza di un coordinamento e un adeguamento delle legislazioni nazionali nei vari settori interessati.

L’obiettivo prioritario della direttiva – che riguarda solo alcune delle questioni giuridiche connesse al commercio elettronico nel mercato interno - è quello di rafforzare la fiducia dei consumatori e di offrire agli operatori un quadro normativo chiaro, semplice e coerente con le regole vigenti e il dibattito in corso a livello internazionale, tale da non limitare la competitività delle imprese europee e da non scoraggiare l’innovazione nel settore. Ispirata dalla duplice volontà di favorire la liberalizzazione e l’integrazione del mercato europeo e di tutelare i diritti fondamentali dei consumatori, tale direttiva definisce i criteri per determinare la posizione giuridica degli operatori e gli obblighi di informazione per chi fornisce i servizi.

Al fine di tutelare il consumatore, essa stabilisce che la comunicazione commerciale non sollecitata per posta elettronica sia identificata come tale, in modo chiaro e inequivocabile, fin dal momento in cui il destinatario la riceve.

La Direttiva si propone, inoltre, di favorire la conclusione dei contratti per via elettronica ed eliminare gli ostacoli giuridici alla loro diffusione, di garantire il pieno e consapevole consenso delle parti nella varie fasi della stipulazione, di fornire al consumatore mezzi efficaci e accessibili per riconoscere e correggere gli eventuali errori e manipolazione. A questo proposito è utile ricordare che la Direttiva del 13 dicembre 1999, relativa a regole comunitarie sulle firme elettroniche costituisce una delle principali condizioni per la diffusione dei contratti telematici, rappresentando il riferimento giuridico per il riconoscimento e l’utilizzo delle firme elettroniche. L’Italia con l’adozione, già nel 1997, della normativa relativa al documento informatico e alla firma digitale (D.P.R. n. 513/97, "Regolamento recante criteri e modalità per la formazione, l’archiviazione e la trasmissione di documenti con strumenti informatici e telematici, a norma dell’art. 15 della L. n. 59/97"; D.P.C.M. 8 febbraio 1999 "Regole tecniche per la formazione, la trasmissione, la conservazione, la duplicazione, la riproduzione e la validazione, anche temporale, dei documenti informatici") ha assunto una posizione molto avanzata.

Sul piano della responsabilità dei prestatori dei servizi on line, la Direttiva propone una soluzione di equilibrio che non consente una completa deresponsabilizzazione degli intermediari. Si stabilisce infatti che tali soggetti (service provider) non siano ritenuti responsabili della transazione nel caso essi siano meri canali di trasmissione e non selezionino, né modifichino il destinatario e le informazioni oggetto della trasmissione.

La Direttiva mira inoltre ad agevolare l’uso, anche in situazioni transfrontaliere, di strumenti di composizione extragiudiziale delle controversie attraverso appropriate vie elettroniche.

Oltre a lasciare impregiudicati precedenti strumenti comunitari di tutela – quali, per esempio, le Direttive sul trattamento dei dati personali, sulla protezione di consumatori a distanza, sulla pubblicità ingannevole e comparativa, sulla sicurezza generale dei prodotti – essa esclude dal proprio ambito di applicazione alcune importanti materie, come quella fiscale e quella del diritto d’autore e diritti connessi.

Quanto al diritto d’autore, questo aspetto è particolarmente importante nel commercio dell’editoria elettronica: compravendita di libri e riviste e – soprattutto – abbonamenti a riviste fornite per via elettronica.

In coerenza con l’espressa opportunità, al fine di garantire un quadro normativo chiaro, che l’entrata in vigore della c.d. direttiva sul commercio elettronico e quella sul diritto d’autore e diritti connessi avvenissero secondo un calendario simile, il 7 giugno 2000 è stato raggiunto un accordo politico tra i rappresentanti dei 15 Governi dell’Unione europea (Coreper) sul testo della Direttiva che dovrà fissare una serie di principi base in materia di copyright nella Società dell’Informazione .

Il 7 giugno, inoltre, la Commissione europea ha approvato una proposta di Direttiva per adattare il regime I.V.A. alle transazioni on line, conformemente ai principi convenuti nella Conferenza ministeriale dell’OCSE, tenutasi ad Ottawa nel 1999, insieme ad una articolata Comunicazione con la quale viene dettagliatamente illustrata la strategia da adottare nel biennio 2000 e 2001, al fine di migliorare l’attuale sistema I.V.A..

Gli ostacoli alla diffusione del commercio elettronico possono essere affrontati con le seguenti azioni:

Regolamentazione delle modalità operative dei provider affinché adottino protocolli di autenticazione sicura.



Assistenza tecnica alle piccole e medie imprese, perché si dotino di tutte le risorse adatte a sostenere i modelli organizzativi richiesti dalle attività di commercio elettronico.



Eliminazione degli ostacoli giuridici alla fornitura dei servizi on-line, mediante una normativa che chiarisca diritti e doveri di chi pubblica in rete, in armonia con quanto avviene in altri paesi.



Misure per semplificare gli adempimenti fiscali (emissione di scontrini, fatturazione) delle transazioni effettuate in rete.



Definizione di una normativa internazionale per l'individuazione dei requisiti essenziali da associare a determinate categorie di beni (ad esempio materiali di consumo, manutenzione, cancelleria, economato) al fine di offrire garanzie sulla qualità e sugli standard dei prodotti.


Una possibile soluzione per l’esecuzione affidabile e sicura di pagamenti con transazioni on-line è la smart card, che potrebbe sostituire le attuali carte di credito. La differenza è nella capacità di gestione dell’informazione, che nella smart card è maggiore. Ogni carta, infatti, ingloba un microcircuito elettronico per la memorizzazione dei dati e lo svolgimento di funzioni di calcolo (computing intelligence). L’utente può registrare su questo supporto tutti i dati personali: finanziari, medici ecc. Inserendo la carta in un personal computer i dati possono essere stampati e condivisi in rete (sia pure solo in parte) per il collegamento a banche, servizi di trasporto, ecc.

Il commercio elettronico riduce drasticamente i costi di transazione, e libera margini di profitto che si aggirano intorno al 20-30% del prezzo di vendita dei prodotti. Si prevede, così, una tendenza alla scomparsa e certamente alla modifica delle mansioni degli intermediari classici, dagli agenti di commercio ai grossisti e dettaglianti. Il risparmio conseguito, molto probabilmente, andrà in parte a vantaggio degli acquirenti, in forma di minor costo, e in parte dei venditori-produttori, in forma di maggior profitto.



Anche in questo caso, si pone il problema della formazione di nuove figure professionali, che siano in grado di svolgere le nuove forme di intermediazione, e della riqualificazione degli intermediari tradizionali


(versione provvisoria 10 giugno 2000)

Obiettivo 3. Promuovere l'utilizzo di Internet

a) Accelerare il commercio elettronico

Il vertice di Lisbona è giunto alle seguenti conclusioni:

  • il Consiglio ed il Parlamento europeo dovrebbero adottare entro la fine del 2000 la normativa tuttora in sospeso in materia di commercio elettronico; gli Stati membri dovrebbero accelerare il recepimento nei rispettivi ordinamenti nazionali, che deve essere portato a termine al più tardi entro il 2001;

  • la Commissione ed il Consiglio dovrebbero valutare come promuovere la fiducia dei consumatori nel commercio elettronico, ricorrendo in particolare a sistemi alternativi di risoluzione delle controversie;

  • la Commissione, il Consiglio e gli Stati membri dovrebbero garantire, entro il 2003, l'introduzione di un sistema di appalti comunitari e governativi on-line;

  • la rapidità del progresso tecnologico potrebbe richiedere in futuro approcci normativi nuovi e più flessibili.

La sfida

Il commercio elettronico si sta già sviluppando rapidamente nel settore degli scambi tra imprese (il cosiddetto commercio elettronico tra imprese, o 'business-to-business'). In molti settori, tra cui il settore bancario, assicurativo, automobilistico, ecc., le imprese hanno avviato imponenti programmi di ristrutturazione, che implicano un radicale cambiamento delle procedure operative in tutti i comparti della 'vecchia' e della 'nuova' economia. Per le PMI è essenziale non rimanere indietro in questo processo ed essere presenti e attive al di là dei confini nazionali.

Per quanto riguarda invece il commercio elettronico tra imprese e consumatori ('business-to-consumer'), la crescita è stata più lenta, sebbene l'imminente avvento del commercio elettronico mobile sia destinato a rafforzarne le potenzialità. Il commercio elettronico tra imprese e consumatori presenta alcuni problemi a livello normativo:

  1. permangono tuttora delle discrepanze sul piano giuridico che impediscono alle imprese, in particolare alle PMI, di operare in tutta l'Unione europea;

  2. per sfruttare appieno le potenzialità del commercio elettronico, è necessario rafforzare la fiducia dei consumatori.

Il commercio elettronico può contribuire a migliorare l'efficienza negli appalti pubblici, fornendo al contempo alle PMI nuove opportunità per essere presenti su tutto il mercato dell'Unione. Gli appalti per via elettronica non hanno ancora trovato un'ampia diffusione nelle pubbliche amministrazioni. Sono pertanto necessari nuovi interventi per chiarire il quadro giuridico e ristrutturare il sistema amministrativo.

La risposta dell'iniziativa eEurope

Per contribuire alla creazione di un mercato interno del commercio elettronico, la Commissione ha già proposto una serie di misure legislative. L'imminente adozione, da parte del Consiglio, del "regolamento sui beni a duplice uso" (che prevede, tra l'altro, un mercato interno per i prodotti di sicurezza) e la rapida adozione di una direttiva sul commercio elettronico rappresentano segnali molto incoraggianti. Le rimanenti proposte devono essere adottate il più presto possibile e gli Stati membri devono accelerare il processo di recepimento nei rispettivi ordinamenti nazionali. La creazione del dominio .eu fornirà un ulteriore contributo allo sviluppo di un mercato interno del commercio elettronico.

Per quanto riguarda la fiducia dei consumatori, il settore privato sta promuovendo una serie di iniziative - marchi di affidabilità, dichiarazioni sulla politica in materia di privacy, ecc. - la cui valutazione da parte delle imprese e dei consumatori risulta tuttavia difficile. Vi è dunque l'esigenza di definire criteri comuni e di promuovere la trasparenza. Inoltre, alle imprese viene chiesto di compiere notevoli sforzi per sviluppare l'autoregolamentazione e i sistemi alternativi di composizione delle controversie, il che richiede a sua volta un livello sufficiente di incentivi.

Il settore privato deve promuovere gli appalti per via elettronica. I necessari cambiamenti legislativi saranno garantiti a livello europeo e la Commissione europea seguirà i relativi sviluppi nei singoli Stati membri e si impegnerà ad informatizzare gran parte delle proprie procedure di appalto.

Azione

Attore(i)

Scadenza

Adozione della normativa UE in sospeso in materia di:

  • diritti d'autore,
  • commercializzazione a distanza dei servizi finanziari,
  • moneta elettronica,
  • giurisdizione

Consiglio, Parlamento europeo

Fine 2000

Rafforzare la fiducia dei consumatori nel commercio elettronico in collaborazione con le associazioni dei consumatori, l'industria e gli Stati membri. Promuovere meccanismi alternativi di composizione delle controversie, marchi di affidabilità ed efficaci codici di condotta, sviluppando i relativi principi generali insieme alle parti interessate ed introducendo adeguati incentivi. Il 'forum on-line per una maggiore fiducia nel commercio elettronico' gestito dalla  Commissione assicurerà la massima partecipazione possibile a tale processo. La Commissione e gli Stati membri dovranno sviluppare ulteriormente la rete EEJ, che riunisce una serie di sistemi alternativi per la composizione delle controversie, e avviare progetti pilota a livello europeo attraverso il programma TSI.

Settore privato, Commissione europea, Stati membri

Fine 2000

Rendere più flessibile la regolamentazione del commercio elettronico attraverso un maggiore ricorso all'autoregolamentazione e la cooperazione con i gruppi di imprese interessati, come ad esempio il Global Business Dialogue.

Commissione europea, Stati membri, settore privato

Fine 2000

Promuovere in tutta l'Unione la certezza del diritto a favore delle PMI che offrono servizi di commercio elettronico attraverso un sistema di informazione on-line e una serie di azioni di sensibilizzazione.

Commissione europea

Fine 2000

Incoraggiare le PMI a convertirsi ai sistemi digitali attraverso azioni di coordinamento e la creazione di una rete per la diffusione delle conoscenze, delle migliori pratiche, dei livelli di preparazione al commercio elettronico e per le analisi comparative.

Settore privato, Commissione europea, Stati membri

Fine 2002

Istituire un nome di dominio .eu di primo livello.

Commissione europea, Consiglio, Parlamento europeo

Fine 2000

Adozione di due direttive in materia di appalti pubblici che contengono disposizioni per la rimozione degli impedimenti giuridici che ostacolano gli appalti per via elettronica.

Consiglio,
Parlamento europeo

Metà 2001

Adozione di una direttiva sull'IVA relativa a taluni servizi forniti per via elettronica al fine di garantire la compatibilità del commercio elettronico con il regime comunitario dell'IVA, e in particolare per creare condizioni di equità per i fornitori europei di contenuti.

Commissione europea, Consiglio, Parlamento europeo

Fine 2000

 


Sintesi della posizione italiana sul primo documento eEurope.

In relazione all’azione "Accelerare il commercio elettronico", si formulano le seguenti osservazioni e proposte.

a) Obiettivi da realizzare entro la fine del 2000.

Per quanto riguarda l'obiettivo di una più adeguata disciplina dell'e-commerce, si osserva che sarebbe un grave errore accogliere le richieste di chi vorrebbe un indebolimento della significativa tutela della privacy già assicurata ai cittadini dell'Unione europea dalla Direttiva 95/46. E' necessario, al contrario, modulare la disciplina in forme più adeguate alle caratteristiche proprie del commercio elettronico. Questo orientamento dovrebbe essere espresso inserendo la tutela della privacy tra gli obiettivi prioritari dell'Unione, nel quadro dei molteplici interventi di regolazione che il commissario Liikanen ha annunciato per il 2000.

Muovendosi in questa direzione, l'Unione europea mostrerebbe concretamente come la tutela di un diritto fondamentale del cittadino, quale è ormai la privacy, non possa essere considerata un ostacolo all'e-commerce. Questa, al contrario, costituisce un fattore della sua promozione, e potrebbe mettere a punto un modello al quale sicuramente guarderebbero con attenzione anche i consumatori americani, che in più occasioni - nel quadro del Transatlantic Consumer Dialogue - hanno sollecitato le autorità europee, nazionali e sovranazionali, a mantenere ferme le proprie posizioni in materia di privacy.

Inoltre, deve essere respinta una impostazione che continua a contrapporre schematicamente sistemi europei e sistema americano: i primi legati all'uso esclusivo dello strumento legislativo; l'altro affidato soltanto all'autoregolamentazione. Infatti l'Unione europea ha già messo a punto un originale modello di co-regolamentazione, prevedendo la possibilità di codici di condotta settoriali, predisposti dalle organizzazioni interessate e successivamente approvati in sede sovranazionale o nazionale (Direttiva 95/46).

L'ipotesi della co-regolamentazione, tuttavia, deve essere considerata in una prospettiva più ampia, nella quale convergano principi e regole internazionali e sovranazionali, norme nazionali e (negli Stati federali) regionali, codici di autodisciplina, modelli contrattuali uniformi, standard tecnici. Questa è la realtà che la Conferenza dovrebbe registrare e valorizzare, offrendo un modello di riferimento più ricco, nel quale si manifestino con chiarezza le linee dell'evoluzione futura dell'intera materia della protezione dei dati personali e delle specifiche questioni dell'e-commerce, che non potrebbero essere regolate in maniera soddisfacente se venissero isolate dal contesto in cui si collocano.

Per favorire lo sviluppo del commercio elettronico, occorre rimuovere qualsiasi ostacolo, soprattutto a livello formale, alla conclusione di contratti telematici, al fine di adattare la realtà giuridica a quella tecnologica. La firma digitale basata sulla crittografia a chiave pubblica, assicurando l'integrità e la provenienza dei documenti informatici, garantisce per questi la funzione che nei documenti tradizionali è assolta dalla firma autografa. Pertanto, si propone l’adattamento, entro la fine del 2000, della normativa sulla firma digitale già definita a livello comunitario (Direttiva 1999/93/CE) alle esigenze del commercio elettronico, allo scopo di garantire l’affidabilità delle transazioni commerciali in rete.

La gestione elettronica degli appalti pubblici di opere e forniture può contribuire in modo significativo allo sviluppo del commercio elettronico e della e-economy, considerate le dimensioni degli acquisti pubblici.

Si ritiene che, entro la fine del 2001, la Commissione e gli Stati membri debbano incoraggiare l’utilizzo dell'Ict per la gestione integrale degli appalti pubblici: dalla pubblicazione degli avvisi, alla selezione del contraente, alla regolazione dei pagamenti.

L’obiettivo di incoraggiare - a livello di Stati membri e di Commissione - la risoluzione extragiudiziale delle controversie on-line e di prefigurare procedure alternative di risarcimento dei consumatori, andrebbe completato con l’obiettivo di indurre i consumatori ad acquisire una maggiore fiducia. In particolare - tenendo conto dell’iter di approvazione del progetto di direttiva sul commercio elettronico - occorre ricordare l’importanza che i consumatori attribuiscono, nell’ambito del contratto di acquisto on-line, alle misure di garanzia relative all’informazione preventiva sulle condizioni del contratto stesso, nonché al regime giuridico applicabile.

Al fine di aiutare le piccole e medie imprese a "divenire digitali", oltre agli aspetti giuridici e alle iniziative di stimolo, è importante evidenziare le necessità di provvedere alla formazione e alla preparazione di adeguate figure professionali da utilizzare nella nuova organizzazione dell’azienda. A tal fine un importante contributo potrebbe essere fornito dalle associazioni di categoria e delle imprese a livello settoriale, territoriale e merceologico, eventualmente immaginando un regime fiscale favorevole per gli investimenti in capitale umano e formazione.

Per ciò che riguarda gli aiuti alle PMI per la diffusione dei nuovi processi di commercio elettronico e la creazione di nuove attività imprenditoriali:

Si dovrebbero favorire iniziative volte ad informare e sensibilizzare le PMI sui vantaggi e le opportunità che si aprono con il commercio elettronico.



Occorre promuovere la nascita di aziende brain-intensive, considerando la creazione di nuovo know-how alla stregua degli investimenti in impianti.



Si dovrebbero inoltre promuovere sperimentazioni dirette a favorire l'integrazione orizzontale nell'ambito di bacini di utenza (distretti industriali) e l'integrazione verticale, volta a sviluppare nuove sinergie ed efficienze produttive nella catena del valore dell'azienda virtuale.



Occorre, infine, sostenere le attività di formazione, considerandole in modo non difforme dagli investimenti fissi.

Il Ministero dell’Industria,del Commercio e dell'Artigianato sta predisponendo incentivi per la realizzazione di Portali come strumento di facilitazione dell’utilizzo del commercio elettronico. I Portali potrebbero essere realizzati sia a livello merceologico che territoriale (associazioni industriali, distretti industriali, "patti territoriali" e "contratti di area"). E’ condivisibile estendere gli interventi previsti anche alle imprese che non siano start-up ma si trovino nella fase di avviamento della propria attività on-line.

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3.5 Start-up e incubatori di imprese


In un sistema economico dinamico i processi di trasformazione sono sempre in corso: nascono nuove imprese, tramontano le vecchie opportunità di lavoro e ne nascono di nuove, la cultura industriale si aggiorna continuamente. Naturalmente, la transizione da old a new economy non ha come conseguenza ineluttabile la scomparsa o il deciso ridimensionamento delle industrie tradizionali, ma implica piuttosto  la necessità di una maggiore apertura alla innovazione da parte di quest'ultime, allo scopo di sfruttare tutte le possibilità offerte dalle nuove tecnologie.

In particolare, la nascita di nuove imprese dipende da una miscela di fattori:

  • imprenditoria;

  • capitale umano;

  • semplificazione degli adempimenti burocratici;

  • mobilità del lavoro e dei capitali;

  • esistenza di incubatori che facilitino la realizzazioni di idee innovative.

Lo sviluppo di incentivi al decollo industriale, a sua volta, richiede dei capitali trasparenti (eventualmente con mercati finanziari dedicati alle imprese che operano nelle nuove tecnologie), che aiutino gli investitori a scegliere.

Il passaggio dall’economia tradizionale al modello organizzativo di rete, invece, richiede investimenti importanti sia nelle infrastrutture (per esempio, promuovendo l’istituzione di linee per la trasmissione dati a banda larga), sia nel capitale umano.

La convergenza delle tecnologie deve procedere di pari passo con l’armonizzazione di tutti i fattori innovativi, anche su scala locale, con la nascita di veri e propri distretti digitali in grado di aggregare competenze, risorse e progetti e dare impulso ad azioni di sviluppo. La crescita della Internet economy, in altre parole, richiede il concorso di enti pubblici, università e centri di ricerca, nonché l’apporto del mondo del lavoro, dell’impresa e della società civile. Si impone perciò l’organizzazione di un sistema di servizi che tenga conto:

  • delle complessità dello specifico processo imprenditoriale;

  • dei soggetti coinvolti (imprenditorialità tecnica e/o science-based);

  • delle specificità territoriali.

Questo processo di supporto richiede flessibilità nelle singole attività di assistenza al business plan, formazione, assistenza tecnica (tutoring).

La creazione di nuove imprese high-tech deve prevedere forme innovative di agevolazioni finanziarie: il D.Lgs. 297/99 riguarda la sola fase precompetitiva, permettendo al tempo stesso una piena complementarità applicativa con le altre leggi agevolative esistenti. Un elemento interessante: il decreto sostiene prioritariamente operazioni di venture capital.

Sono peraltro già pienamente utilizzabili le leggi 95/95 e la legge 236/93 art.1 bis: entrambe prevedono finanziamenti a fondo perduto, mutuo agevolato, contributi sulle spese di gestione. La legge 236/93 art.1 bis, inoltre, ha una applicazione specifica sul tema dell’innovazione tecnologica.

Le nuove imprese agevolate sono anche destinatarie di un servizio di assistenza tecnica (tutoring) comprendente formazione specialistica e consulenza personalizzata. Il servizio consiste nell’affiancare, nella fase di avvio delle nuove iniziative, imprese leader di settore o affermate società di consulenza.

Per aiutare i destinatari delle due leggi – i giovani di età inferiore ai 36 anni – la Ig mette a disposizione un servizio gratuito di "accompagnamento-base" per predisporre al meglio il proprio progetto di impresa. Questo servizio è on-line, accessibile tramite il sito "La città delle opportunità".



Gli incubatori mettono a disposizione delle aziende nascenti infrastrutture tecnologicamente avanzate, servizi di formazione e tutoring, accesso a forme di agevolazione finanziaria, convenzioni con professionisti, attività di marketing comune. Le imprese sono così messe in grado di crescere, rafforzare la propria posizione sul mercato e stimolare la nascita di nuove attività imprenditoriali, attivando un circolo virtuoso di sviluppo territoriale.

L'area milanese, luogo di eccellenza digitale.

L'area milanese ospita una particolare concentrazione di attività legate al settore dell'informatica e, più in generale, della multimedialità. Intendendo con multimediale la convergenza di diversi settori delle telecomunicazioni, dell'audiovisivo e dell'informatica, si può considerare la Provincia di Milano come il polo italiano maggiormente sviluppato del comparto.

Tale affermazione risulta giustificata dall'osservazione del numero e della qualità delle imprese insediate nel capoluogo lombardo o nelle aree limitrofe: sedi di grandi aziende nazionali (Pirelli, Italtel, Mediaset), di filiali di multinazionali straniere (IBM, Microsoft), di importanti nuovi operatori (Albacom, e-Biscom, Wind) e una molteplicità di piccole imprese specializzate in servizi avanzati. Milano ospita inoltre lo SMAU, la fiera annuale del settore che nella 36° edizione ha visto 2.800 espositori in tutte le aree tematiche che ruotano attorno alla multimedialità e quasi 500.000 visitatori. Infine deve essere ricordata la nascita di numerose società di venture capital specializzate soprattutto nell'high tech.

I dati statistici confermano questo quadro. A Milano il peso dei settori hi-tech (16%) è superiore alla media nazionale e regionale e quello delle aziende operanti nel settore Ict (2,9%) è il doppio di quello nazionale. Le aziende milanesi dell'Ict sono il 16% di tutte le aziende italiane del settore.

Questi dati sono particolarmente interessanti se si considera l'aspetto relativo alla ricerca e sviluppo e all'innovazione tecnologica. L'attività milanese non riguarda infatti solo l'ambito commerciale e produttivo, le dinamiche recenti hanno evidenziato una crescente specializzazione tecnologica (brevetti e spese in ricerca e sviluppo) nei settori del multimediale che fanno di Milano un polo di eccellenza a livello europeo per quanto riguarda l'innovazione. Un fattore propulsivo determinante è costituito dalle 6 Università, all'avanguardia nella ricerca e in grado di creare sinergie con le imprese.

Un altro settore di punta è quello dell'editoria elettronica on-line ed off-line, che concentra a Milano il 20% del suo volume di affari con la presenza di Mondadori, RCS, Giunti Multimedia, ecc. Questi attori sono sostenuti dallo sviluppo di Internet; tra gli Internet provider si registrano importanti presenze a Milano (IOL, INET e ITNET), dove c'è la maggior concentrazione di punti di accesso (pop) oltre il 10% dell'utenza italiana. Queste dinamiche, le cui origini sono legate a molteplici fattori, sono chiare anche agli operatori pubblici e territoriali.

La Regione Lombardia ha approvato nel maggio '99 un Programma Regionale di Sviluppo sulla Multimedialità, con il quale definisce l'obiettivo strategico di promozione di una nuova politica cognitiva e di comunicazione, alfabetizzazione tecnologica, diffusione di nuovi servizi multimediali e definizione dei poli di eccellenza nel campo dei servizi culturali e dello spettacolo connessi all'immagine ed alle nuove tecnologie. Nello specifico la Regione si propone di effettuare interventi di carattere formativo riguardanti il cinema, l'audiovisivo e la multimedialità, da realizzare in relazione con le competenti Direzioni Generali della Regione Lombardia, con Istituzioni Nazionali ed Internazionali. Viene coinvolta anche la DG Formazione e Lavoro per interventi mirati alla riqualificazione di personale occupato, con particolare riguardo alla comunicazione cineaudiovisuale, anche attraverso il rilancio di poli scolastici e formativi già operanti.

La Camera di Commercio di Milano ha finanziato e coordinato un consorzio di imprese multimediali chiamato DIMMI. Il progetto, attivo da un paio di anni, è stato impostato al fine di sostenere le attività commerciali verso i mercati esteri delle PMI milanesi impegnate nel comparto della multimedialità. La Camera di Commercio ha anche organizzato un sistema di sostegno per il commercio elettronico delle piccole imprese coinvolgendo aziende di piccole dimensioni di ciascun settore, operatori pubblici ed interlocutori europei.

La Fondazione Eni Enrico Mattei ha creato, al Palazzo delle Stelline, una biblioteca multimediale aperta sino a sera, a disposizione gratuita degli studenti universitari, ove si tengono anche corsi e seminari sulla new economy, tra cui i first tuesday, riunioni mensili della comunità digitale.

L'area milanese ha inoltre sviluppato alcuni importanti casi di successo nella "riconversione" di aree industriali, con una specifica vocazione per le nuove tecnologie.

Le aree che ospitavano gli storici stabilimenti della Pirelli, in zona Bicocca (Nord Milano), oggi sono la sede della seconda università statale e di numerose aziende tra cui, oltre alla stessa Pirelli, Siemens e Compaq.

Proseguendo nella stessa direttrice si entra nella città di Sesto San Giovanni, dove Comune, Falck e ASNM (Agenzia Sviluppo Nord Milano) stanno dando vita alla "Città della Comunicazione", ossia a "un polo moderno di attrazione …destinato ai settori dell'informazione, della comunicazione e delle telecomunicazioni". Nelle aree ex industriali di Sesto sono già presenti: attività avanzate nel settore (Oracle, Novell, Wind, Epson, ecc.); un incubatore per start-up nel settore multimediale (Officina Multimediale Concordia); un centro di teleservizi e teleformazione (Proxima), e nei prossimi mesi nasceranno un distretto multimediale (integrato ad attività di formazione specialistica promosse dall'Università Statale), uno dell'audiovisivo, nonché centri di ricerca e di cultura delle nuove tecnologie.

Infine si deve ricordare che a Milano dal 1995 è attivo il progetto MxM (Milano per la multimedialità), nato per iniziativa di AIM (Associazione Interessi Metropolitani), con la missione di diffondere la cultura della multimedialità, e promuovere lo sviluppo della domanda e dell'offerta di servizi interattivi su rete. A tale scopo ha pubblicato studi tra cui quello sul distretto multimediale e quello audiovisivo a Milano, ha partecipato e promosso progetti tra cui la Mediateca di Santa Teresa (sezione distaccata della Biblioteca Nazionale Braidense con vita virtuale su un suo sito web), ReMida21 (alfabetizzazione multimediale dei giovani), Internet Fiesta , ha organizzato incontri e convegni.

In un sistema che ha presentato uno sviluppo 'spontaneo' nel comparto del multimediale, il pubblico ed il privato hanno iniziato quindi ad interagire attraverso nuove tecniche di concertazione e pianificazione dello sviluppo locale, quali ad esempio accordi di programma e patti territoriali. Si tratta di un sistema di sostegno e incentivazione dello sviluppo di settori innovativi, basato su strumenti moderni di politica pubblica.

 


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OSSERVAZIONI E NUOVI CONTRIBUTI