versione provvisoria (ult. rev.
15 giugno 2000)
|
3.1 Impresa, credito e
lavoro |
|
Il complesso delle
innovazioni introdotte dalle tecnologie dell’informazione, in
particolare la convergenza tra il settore informatico e quello delle
telecomunicazioni, comporta una modificazione strutturale
dell’economia sotto numerosi aspetti. Cambiano per
esempio:
i rapporti tra
imprese e fornitori (business-to-business); la meccanica
dell’inflazione in rapporto alla crescita del prodotto interno
lordo; il rapporto tra economia "materiale" ed economia
"immateriale" all’interno del Pil; la ricerca di tecnologie sempre
più avanzate rispettose dell'ambiente.
Tra gli ambiti tecnologici che
attualmente registrano una crescita più rapida vi
sono:
networking delle
attrezzature di comunicazione; microprocessori; tecnologie di
comunicazione "viva voce" (con riconoscimento vocale e voce
sintetizzata); motori di ricerca; pagamenti elettronici.
Poiché tutta l’informazione è codificata in forma
binaria (in bit di valore 0 oppure 1), l’avvento delle tecnologie
digitali determina la convergenza dei diversi mezzi di comunicazione
(multimedialità).
In passato, i mezzi di comunicazione erano
separati, e i servizi erano offerti su diverse piattaforme:
televisori, telefoni e computer. Oggi, invece, sia i servizi
innovativi, sia quelli tradizionali sono veicolati da reti comuni e
apparecchiature integrate, che svolgono insieme i diversi scopi di
telefonia, trasmissione dell’informazione ed elaborazione dei
dati.
La convergenza di telecomunicazioni e informatica
(Ict) informa di sé non solo l’economia della produzione
industriale, ma anche quella della scuola
e dell’intrattenimento.
Si registra così una commistione, non solo
apparente, di servizi tradizionali e innovativi, la cui rilevanza
economica non è più definibile a priori, data la velocità delle
trasformazioni in atto. Tra i servizi innovativi vanno
ricordati:
l’home banking;
il commercio
elettronico; la posta
elettronica; la Web-Tv; i servizi voce su protocollo Ip (VoiIP);
altri servizi di telefonia su Internet.
Un altro esempio significativo è
ciò che viene indicato come Cti (Computer Telephony Integration),
basato sulla possibilità di riconoscere e sintetizzare in modo
soddisfacente la voce umana. Un numero crescente di imprese
istituisce oggi i cosiddetti call
centre, per la gestione in fonìa computerizzata, senza operatore
umano, delle comunicazioni con i clienti.
La convergenza tecnologica Ict
determina una parallela convergenza dei mercati in un unico mercato
multimediale.
Si determinano così nuove alleanze tra aziende
precedentemente operanti in mercati separati, allo scopo di
acquisire nuove competenze e condividere i costi, molto elevati, di
sviluppo delle nuove tecnologie e installazione delle infrastrutture
multimediali.
Il mercato integrato è
caratterizzato da un’unica catena del valore, costituita da cinque
segmenti:
creazione del
contenuto; presentazione del servizio e del contenuto; fornitura del
servizio; fornitura dell’infrastruttura; vendita
finale.
Lo schema seguente rappresenta i
mercati tradizionali dell’informatica, delle telecomunicazioni,
dell’informazione e dell’intrattenimento (broadcasting) e
dell’editoria. Essi sono separati e convergono soltanto
nell’utente.

Ecco invece come si presenta la catena di
valore nel mercato multimediale (fonte: Analysis):

La tecnologia Ict ha rilevanza
nell’assetto dei costi di produzione e degli
investimenti.
L’utilizzazione di Internet per
l’individuazione delle risorse umane o il reperimento di un
semilavorato al minor prezzo possibile ha determinato una drastica
riduzione dei costi di produzione delle imprese e del costo finale
dei prodotti. La maggior concorrenza ha comportato una generale
compressione delle remunerazioni, mettendo in discussione i
tradizionali meccanismi retributivi.
Si registra inoltre la tendenza
per cui, in conseguenza dell’attenzione delle imprese quotate in
borsa alla creazione di valore, la ricchezza si trasferisce dai
salariati agli azionisti. Nel complesso però, l'economia digitale si
dimostra capace di creare un numero consistente di nuovi posti di
lavoro.
|
Lo sviluppo dell'economia richiede, più che
nel passato, la valorizzazione del talento
progettuale. |
In Italia, molto più che negli altri paesi, lo
sviluppo industriale è stato, in certi settori, sostenuto da una
politica di contributi – in conto interessi e conto capitale –
indirizzata a imprese esistenti, piuttosto che all'incentivazione di
nuove attività produttive, rispondenti alle diverse esigenze di
mercato. Una conseguenza negativa di questa politica è stato il
sovraindebitamento delle imprese e il rischio di una paradossale
maggiore fragilità finanziaria, quando gli effetti
sull’indebitamento e sul tasso generati dal sussidio si sommano con
i ritardi amministrativi.
|
E' importante
attuare una politica di agevolazione del rischio
imprenditoriale. |
L’incentivazione del capitale di rischio può
determinare un positiva crescita della dimensione media delle
imprese; tale crescita potrebbe contribuire a superare in parte le
patologie tipiche di un sistema formato da imprese troppo piccole
(difficoltà di trasmissione intergenerazionale dell’impresa,
razionamento del credito, diffusione del fenomeno dell’usura, ecc.).
Occorre, in particolare, intervenire sulla struttura dei costi e dei
benefici, che è alla base della tendenza al downsizing
della realtà economica italiana.
|
Per quanto riguarda
i costi, è necessaria una razionalizzazione del credito, anche
mediante la creazione di alternative al sistema di credito
bancario. |
Lo sviluppo di un mercato del capitale di rischio
riguarda sia la creazione di condizioni che facilitino la quotazione
in borsa delle piccole e medie imprese, sia la creazione di un
mercato di venture capital specializzato nel settore dell’alta
tecnologia e in grado di colmare l’asimmetria informativa
tradizionale tra finanziatori e investitori in questo settore.
|
Per quanto riguarda
i benefici, si allenta la pressione fiscale e si creano le
condizioni per abbattere i costi di coordinamento e affinché
il controllo dell’impresa non sia insidiato da "scalate
ostili". |
Per facilitare la crescita del sistema delle
piccole e medie imprese occorre rimuovere gli ostacoli che si
frappongono alla modifica della struttura proprietaria. Oltre il 60%
delle imprese italiane, infatti, è a gestione familiare, contro il
40% delle imprese del Regno Unito e meno del 10% delle imprese negli
Stati Uniti.
Inoltre, la quota proprietaria del gruppo di
controllo nelle piccole e medie imprese è spesso estremamente
elevata e in numerosi casi arriva al totale del capitale sociale
dell’impresa. Questa caratteristica, tutta italiana, da un lato
costituisce un incentivo all’imprenditorialità, per via dell’elevata
correlazione tra la ricchezza personale dell’imprenditore e i
risultati dell’impresa. D’altro canto, però, penalizza gli
investimenti in iniziative "a rischio", come quelle di innovazione
tecnologica e di espansione sul mercato internazionale.
|
Incentivi fiscali e
nuove regole per il capitale di rischio costituiscono i
presupposti necessari per le sviluppo dell’economia italiana.
|
È possibile far fronte ai tre fenomeni che
rallentano in Italia il decollo di nuove attività economiche:
l’esigenza di conservare una dimensione d’impresa modesta (superando
la quale i costi non sarebbero più sostenibili), la struttura
proprietaria e la difficoltà di trovare finanziamenti per i progetti
innovativi.
 |
Per fare in modo
che il diffondersi dell'Ict non allarghi il divario esistente
tra Nord e Sud d’Italia, particolare attenzione deve essere
rivolta alle imprese del meridione, che presentano un
potenziale di sviluppo superiore a quello di altre zone. È
noto, infatti, che la diffusione dei nuovi paradigmi
tecnologici può essere più veloce nelle aree dove non siano
operanti modelli di sviluppo tradizionali. |
 |
Al tempo
stesso, occorre dedicare particolare attenzione alle attività
di formazione e istruzione informatica nel Mezzogiorno, per
valorizzare il capitale umano ivi residente ed agevolare
l'incontro tra domanda e offerta di lavoro espressa dalle
aziende del settore.
|
|
Per attivare tali
programmi è allo studio un riadeguamento organizzativo degli
enti deputati a formulare le richieste di finanziamento per
progetti comunitari.
|
È noto, infatti, che le opportunità dei Fondi
Strutturali Europei sono state sinora utilizzate soltanto
parzialmente, e non sempre per creare condizioni di sviluppo nei
settori tecnologicamente avanzati.
|
Lo sviluppo
tecnologico può contribuire significativamente alla soluzione
del problema dell’occupazione nel Mezzogiorno d’Italia.
|
Si tenga presente, comunque, che già oggi il
Mezzogiorno può vantare una presenza significativa di poli di
sviluppo tecnologico. Si consideri, per esempio, il distretto
dell’alta tecnologia della provincia di Catania.
|
L’esperienza di
Catania
L’esperienza di Catania è un esempio
positivo di come l’attiva interazione tra centri di
eccellenza - università, laboratori di ricerca, società
ad alto contenuto tecnologico - ed attività
imprenditoriali possano trasformare un’area cosiddetta
"marginale" in un distretto hi-tech. La stretta
collaborazione della ST Microeletronics, una delle più
grandi multinazionali nel settore industriale dei
semi-conduttori, e l’università locale ha creato un
circolo virtuoso di scambio di competenza tecnologica e
conoscenza di cui le realtà imprenditoriali della zona
hanno saputo trarre vantaggi concreti. Grazie anche agli
incentivi offerti dallo Stato e dalla Regione e alla
politica di sostegno e di marketing promossa dalla
amministrazione locale, l’innovazione e la presenza di
un capitale umano qualificato hanno non solo attratto
società internazionali, ma favorito anche lo sviluppo
delle attività imprenditoriali locali con la creazione,
tra il 1994 e il 1998, oltre 200 nuove imprese.
Documento
| |
|
|
3.2 La Società dell’Informazione e
l’occupazione |
|
La crescita
del settore Ict è stata in Italia, nel 1999, pari al 13,2%, circa 11
punti percentuali in più rispetto all’aumento del Prodotto Interno
Lordo. Tale aumento – cui hanno contribuito sia il settore IT
(+10,6%) che il settore TLC (+14,6%) – ha portato in passato e
continuerà a portare ad un incremento
dell’occupazione.
Il settore è caratterizzato da un numero ampio
di occupati. Infatti, gli addetti – dipendenti o indipendenti –
coinvolti in attività correlate all’Ict e ad Internet ed operanti
presso le "net companies" in senso stretto, presso i fornitori di
tecnologia e contenuti e presso gli utenti, risultavano, a fine
1999, oltre 1 milione e 280mila, con una crescita del 2,4% rispetto
all’anno precedente. Nel corso del 2000, inoltre, il numero di tali
addetti dovrebbe essere destinato a crescere fino a superare quota 1
milione e 310mila, con una ulteriore crescita del 2,5% rispetto al
1999
In Italia, l’Ict è costituita
soprattutto da aziende medio-piccole; in particolare, nel 1997, in
Italia le imprese del settore erano più di 57.000, ed occupavano più
di 405.000 addetti.
Peraltro, quasi il 93% delle
aziende si posizionava nella fascia da 1 a 9 addetti, e contava per
il 29,6% dell’occupazione, mentre lo 0,2% di aziende con oltre 250
addetti occupavano quasi il 44% del totale degli addetti.
La crescita occupazionale
dell’intero comparto è comunque stata soddisfacente, attestandosi al
4,8% nel 1998 ed al 3,7% nel 1999, anno in cui il settore Ict
rappresenta, con più di 440.000 addetti che lavorano per quasi
62.000 imprese, oltre il 2% della forza lavoro complessiva in
Italia.
Da notare che, nel periodo
1991-1999, il comparto degli addetti indipendenti cresce in misura
maggiore di quello degli addetti dipendenti, probabilmente anche per
lo sviluppo di politiche occupazionali tese a flessibilizzare, in
accordo con le caratteristiche del settore, il rapporto tra
occupazione e volume del business.
Un problema da affrontare in
tempi brevi è infine costituito dal cosiddetto fenomeno dello "skill
shortage", ovvero della difficoltà o addirittura della impossibilità
di reperire tutte quelle figure professionali necessarie di cui le
aziende (utenti e fornitori) abbisognerebbero.
Recenti stime valutano il gap
tra domanda ed offerta di risorse qualificate in più di 69.000 unità
nel 1999. Tale gap è però destinato a salire, quantificandosi in
circa 113.000 unità nel 1999, costringendo le aziende da un lato ad
aumentare i livelli retributivi di ingresso delle figure
professionali scarse, e dall’altro a ricercare nuove forme di
incentivazione per mantenere le risorse acquisite all’interno delle
organizzazioni.
Peraltro, non si può non notare
che la tendenza all’incremento dei salari può costituire una
minaccia allo sviluppo delle piccole e medie imprese (specie di
software e di servizi), che corrono non solo il rischio di non
riuscire ad attrarre nuove risorse umane, ma anche di vedersi
sottrarre quelle già impiegate.
|
La soluzione
dei problemi derivanti dallo "skill shortage" sta in adeguate
e mirate iniziative di formazione, sviluppate promovendo una
stretta collaborazione tra settore Ict e mondo dell’istruzione
e della formazione, tese alla creazione di bacini di risorse
umane le cui caratteristiche siano coerenti con i bisogni del
mercato.
|
La rapida crescita del
settore è testimoniata anche dal ruolo propulsivo assunto dal mercato
azionario e dalla collocazione in Borsa di nuove imprese high
tech.
Un sistema economico più
dinamico e teso alla ricerca di una efficienza sempre maggiore
determina la nascita di nuove
professioni, ma, d'altra parte, comporta il rischio di
espulsione, soprattutto nella fase iniziale dell’innovazione, di
unità lavorative in eccesso o non sufficientemente
qualificate.
|
La flessibilità
funzionale postulata dalla economia digitale impone
l’elaborazione di politiche di valorizzazione,
riqualificazione e formazione continua delle risorse
umane. |
|
Nel breve
periodo, anche il telelavoro
costituisce una risposta alle esigenze di innovazione.
|
Si intende qui per
telelavoro il lavoro cooperativo a distanza assistito dal
calcolatore. Il telelavoro migliora la competitività delle imprese e
costituisce una opportunità di occupazione per le persone che
altrimenti ne sarebbero escluse, oltre che una evoluzione
interessante per coloro che hanno una occupazione stabile ma non
soddisfacente. Costituiscono un ostacolo al telelavoro:
-
la "resistenza
manageriale" a esercitare una funzione secondo modalità
innovative;
-
l’incertezza in campo
legislativo, normativo e fiscale.
I principali vantaggi del
telelavoro sono in termini di costo, flessibilità e qualità.
Inoltre, dal punto di vista delle tecnologie, dei servizi e delle
applicazioni si hanno i seguenti vantaggi:
-
le imprese acquisiscono
nuove tecnologie e realizzano ulteriori applicazioni a sostegno di
reti aziendali più vaste rispetto a quelle concentrate negli
uffici, a favore del lavoro a casa e mobile, dei
"telecentri";
-
i singoli dipendenti
acquisiscono tecnologie e servizi indipendentemente da quanto
fornisce l’azienda o a integrazione di questo;
-
nascono nuove forme di impresa
senza vincoli geografici, basate sulle reti.
La diffusione del
telelavoro potrà essere favorita anche da interventi finalizzati
a:
 |
Sviluppare le
infrastrutture e i servizi di telecomunicazione presso
l’utenza. |
|
Promuovere
l’offerta di strumenti e servizi alle imprese per l’avviamento
di iniziative sperimentali di telelavoro.
|
|
Diffondere
informazione qualificata sull’argomento.
|
|
Sensibilizzare
organizzazioni, aziende, enti e lavoratori.
|
Il telelavoro è comunque
una componente di tendenza strutturale destinata a svolgere un ruolo
sempre maggiore, anche nel lungo periodo.

|
|
3.3 La Società dell’Informazione e
l’organizzazione delle imprese |
|
La diffusione della
tecnologia digitale e la conseguente disponibilità di processi e
scambi informativi a basso costo influenzano i meccanismi di
acquisizione della conoscenza e plasmano lo sviluppo dell’economia,
in quanto:
influenzano
l’andamento dei costi di transazione e inducono a nuove forme di
organizzazione dell’impresa e del lavoro, dando un forte impulso al
commercio elettronico e alla creazione di network e di
alleanze di imprese;
contribuiscono a
rendere meno chiari i confini settoriali, compreso quello tra
servizi e settore manifatturiero;
promuovono il
ruolo delle esternalità di rete quale fonte di produttività e
crescita e fanno dell’apprendimento interattivo la principale fonte
di competitività.
Occorre sottolineare che
nel settore manifatturiero l’Europa è un’area a costi elevati
rispetto ai concorrenti delle altre regioni del mondo, perciò
occorre pensare a uno sviluppo economico fondato sul potenziamento e
sulla diversificazione del know-how.
|
Il know-how delle
imprese assume sempre più spesso la connotazione di un
"sistema esperto", traducibile in un insieme di operazioni per
calcolatore (software). |
Allo sviluppo del software di sistema esperto corrisponde un
cambiamento organizzativo dell’impresa e un riassetto dei fattori di
produzione.
 |
Pertanto, alla luce
delle possibilità della tecnologia Ict, da un lato le aziende
devono rivedere il proprio sistema organizzativo e promuovere
in prima persona una riqualificazione delle proprie risorse
umane, d’altro devono poter contare su un rapporto più snello
con la Pubblica Amministrazione.
|
I "vantaggi competitivi"
delle imprese si spostano sempre più sull’utilizzo delle nuove
tecnologie; anzi, un ritardo nel loro uso provoca una perdita di
competitività non solo delle imprese, ma dell’intero sistema-paese.
Una ricerca
realizzata dallo Cselt sull'area della provincia di Torino ha
messo in evidenza, tra l'altro, le resistenze del sistema delle
piccole e medie imprese all'introduzione di processi innovativi
legati alle nuove tecnologie dell'informazione.
Anche il web costituisce
uno strumento per nuove forme di comunicazione
e pubblicità.
Purtroppo, come rileva la
Commissione Europea nella Raccomandazione sulle tariffe
delle linee di telecomunicazione e nel documento eEurope,
i costi di collegamento via Internet in Europa sono ancora pari al
doppio di quelli negli Usa. La Commissione ha presentato la Raccomandazione
sull'accesso disaggregato alla rete locale (Unbundled Access
to the Local Loop) che si pone l'obiettivo di favorire un
mercato competitivo delle telecomunicazioni e di sviluppare una
connessione più veloce ed economica a Internet. Occorre perciò:
 |
Facilitare
l’utilizzo di Internet per la ricerca d’informazioni di
business, cataloghi fornitori, ecc. |
 |
Consentire
all’azione del mercato di ridurre i
costi di collegamento a Internet.
|
|
Favorire la
diffusione della firma
digitale, allo scopo di incrementare il livello di
sicurezza della rete, per agevolare l'effettuazione ed il
perfezionamento di transizioni di natura economica sulla rete.
|
|
La
regolamentazione, a livello europeo e nazionale, del rapporto
tra mercato e grandi imprese – che sono gli attori preminenti
dello sviluppo economico – sarà decisivo per tutto l’assetto
organizzativo industriale. In questa prospettiva, la dinamica
del settore sarà tanto più vivace, quanto più l’azione delle
diverse Autorità competenti (Autorità garante per la concorrenza
e il mercato, Autorità
per le garanzie nelle comunicazioni) sarà efficace nel
creare le condizioni di reale concorrenza e diversificazione
degli operatori.
|
Il processo di
convergenza tra informatica e telecomunicazioni offre importanti
possibilità non solo alle grandi aziende, ma anche alle piccole e
medie imprese (PMI).
Lo sviluppo economico necessita sempre più di un
tessuto di piccole aziende flessibili, in grado di offrire prodotti
e servizi in ambito locale.
|
Occorre stimolare
la formazione di reti di collegamento anche nell’ambito delle
PMI. |
Nel settore manifatturiero le PMI – spesso
sottocapitalizzate e prive di strumenti adeguati alla crescita –
occupano il 48% della forza-lavoro ed è importante che la Ict non
sia prerogativa delle sole grandi imprese.
|
Di particolare
rilievo è l'iniziativa PMI
Internet, realizzata da Confindustria Piccola Industria,
Anasin e Assinform per sensibilizzare le piccole e medie
imprese al fenomeno del commercio elettronico.
|
A tal fine devono essere definite misure
dirette a:
 |
Rimuovere le
barriere che si frappongono agli accordi di cooperazione tra
le imprese. |
 |
Stimolare la
creazione e la partecipazione a organizzazioni per la
cooperazione tra PMI per lo scambio d’informazioni (si pensi
agli Enti Bilaterali del Nord Italia).
|
 |
Favorire la
richiesta, da parte delle PMI, di "pacchetti" di formazione, a
costi condivisi e pertanto minori.
|
 |
Stimolare gli
enti locali a realizzare "centri
multimediali" per la formazione permanente dei cittadini,
ai quali possano far riferimento anche le
PMI.
|
 |
Stimolare la
partecipazione delle PMI alle attività di R&S nell’ambito
di programmi europei e internazionali.
|
 |
Consentire
l’accesso delle PMI a canali di finanziamento per lo sviluppo
tempestivo di innovazioni tecnologiche.
|
|
|
3.4 Il commercio elettronico e l'economia di rete
|
|
Il commercio
elettronico (e-commerce) si è evoluto da un
insieme di transazioni discrete da impresa a impresa a un
continuum di attività commerciali, che coinvolgono in misura
sempre maggiore un vasto numero di imprese e di individui.
E’ opportuno premettere e tener presenti una serie di
considerazioni che aiutano a comprendere l’importanza di questo
fenomeno:
- il commercio elettronico tende a cambiare gli equilibri del
mercato, per cui neppure le grandi dimensioni e le relative
economie di scala offrono garanzie di stabilità della domanda;
- muta, ed è rivalutato, il ruolo del consumatore, che diventa
potenzialmente un partner dell’impresa nel disegnare e creare i
prodotti;
- il processo di produzione si evolve in ragione della
possibilità di coordinare la produzione con le esigenze
dell’acquirente: cambiano dunque i tempi e la struttura
dell’attività d’impresa;
- cambia la struttura del mercato e l’organizzazione del lavoro
(emergono nuovi intermediari, si sviluppano nuovi prodotti e
mercati, si ridefiniscono le mansioni e i livelli di competenza
dei singoli);
- è prevista, per i prossimi anni, una crescita esponenziale del
commercio elettronico nel settore bancario e turistico, che avrà
un effetto di richiamo negli altri settori
economici;
L’affermarsi del commercio elettronico comporta
una riduzione dei costi di distribuzione e un miglioramento del
servizio ai clienti:
- la rete offre la possibilità di fornire in modo semplice e
strutturato tutte le informazioni di vendita sui singoli prodotti;
- l’interattività consente di stabilire un contatto diretto con
il cliente, in modo da offrire un servizio personalizzato.
Uno degli svantaggi associati al mercato globale, però, è che
anche i competitori sono globali: è necessario perciò creare
condizioni di pari opportunità per la comunicazione pubblicitaria.
Di fatto, le piccole e medie imprese e, in generale, quelle di nuova
costituzione sono svantaggiate nei confronti di quelle che possono
contare su un’immagine già forte.
Fra gli ostacoli che si frappongono alla diffusione del commercio
elettronico possono essere ricordati:
- i costi relativi agli investimenti in tecnologie e software;
- le diverse incertezze giuridiche riguardanti la fornitura di
beni servizi on-line;
- i dubbi sulla sua sicurezza.
Il maggiore degli ostacoli è rappresentato dalla forte diffidenza
degli acquirenti nei confronti dei pagamenti da effettuare per via
elettronica. Non tutti i provider, infatti, sono
dotati di protocolli di autenticazione sicura ed è necessario che le
transazioni avvengano tramite banche, proprio per aumentare la
sicurezza.
La crescente richiesta di tutela della privacy da parte dei
consumatori sta ormai assumendo le caratteristiche di una condizione
necessaria per lo stesso sviluppo del settore. L’insieme delle
garanzie da offrire va da una informazione precisa e preventiva
sulle politiche di privacy seguite da ciascun sito alle conseguenti
possibilità di impedire utilizzazioni dei dati diverse da quelle
necessarie per la conclusione delle transazioni in rete (produzione
di profili individuali e collettivi, trasferimento dei dati a terzi,
ecc.).
È bene ricordare che, nell’ambito della Unione europea,
attraverso l’emanazione di importanti Direttive, quali quelle sulla
protezione dei dati, sui servizi di telecomunicazione, sulla firma
digitale, sui contratti a distanza e, appunto, sul commercio
elettronico, si va lentamente delineando un vero e proprio sistema
normativo: un diritto
comunitario relativo ai servizi della Società
dell’Informazione.
Una proposta di Direttiva riguardante taluni aspetti giuridici
dei servizi della società dell’Informazione e, in particolare, del
commercio elettronico era stata presentata dalla Commissione europea
il 18 novembre 1998. Il Parlamento ha adottato il suo parere il
6 maggio 1999 (n.A4-0248/99), condividendo l’impostazione e gli
orientamenti generali della Commissione.
Sulla base del parere e degli emendamenti del Parlamento, la
Commissione – nell’agosto 1999 - ha adottato una proposta
modificata di direttiva.
Il 7 dicembre 1999, i ministri dell’Unione europea, in sede di
Consiglio Mercato interno, hanno sottoscritto un accordo
politico che consente di stabilire un quadro giuridico armonioso
e di adottare, in breve tempo, la Direttiva comunitaria per il
settore.
La c.d. Direttiva
sul commercio elettronico, che dopo essere stata sottoposta al
Parlamento europeo in seconda lettura, è stata approvata il 4 maggio
2000, si propone di garantire un elevato livello di integrazione
giuridica comunitaria, al fine di instaurare un vero e proprio
spazio senza frontiere interne per lo sviluppo del commercio
elettronico e dei vantaggi derivanti dai servizi della Società
dell’Informazione, sia per i cittadini che per le imprese. I
numerosi ostacoli giuridici alla fornitura di servizi on line
e le connesse incertezze sono dovuti, infatti, soprattutto alla
assenza di un coordinamento e un adeguamento delle legislazioni
nazionali nei vari settori interessati.
L’obiettivo prioritario della direttiva – che riguarda solo
alcune delle questioni giuridiche connesse al commercio elettronico
nel mercato interno - è quello di rafforzare la fiducia dei
consumatori e di offrire agli operatori un quadro normativo chiaro,
semplice e coerente con le regole vigenti e il dibattito in corso a
livello internazionale, tale da non limitare la competitività delle
imprese europee e da non scoraggiare l’innovazione nel settore.
Ispirata dalla duplice volontà di favorire la liberalizzazione e
l’integrazione del mercato europeo e di tutelare i diritti
fondamentali dei consumatori, tale direttiva definisce i criteri per
determinare la posizione giuridica degli operatori e gli obblighi di
informazione per chi fornisce i servizi.
Al fine di tutelare il consumatore, essa stabilisce che la
comunicazione commerciale non sollecitata per posta elettronica sia
identificata come tale, in modo chiaro e inequivocabile, fin dal
momento in cui il destinatario la riceve.
La Direttiva si propone, inoltre, di favorire la conclusione dei
contratti per via elettronica ed eliminare gli ostacoli giuridici
alla loro diffusione, di garantire il pieno e consapevole consenso
delle parti nella varie fasi della stipulazione, di fornire al
consumatore mezzi efficaci e accessibili per riconoscere e
correggere gli eventuali errori e manipolazione. A questo proposito
è utile ricordare che la Direttiva
del 13 dicembre 1999, relativa a regole comunitarie sulle firme
elettroniche costituisce una delle principali condizioni per la
diffusione dei contratti telematici, rappresentando il riferimento
giuridico per il riconoscimento e l’utilizzo delle firme
elettroniche. L’Italia con l’adozione, già nel 1997, della normativa
relativa al documento informatico e alla firma digitale
(D.P.R. n. 513/97, "Regolamento recante criteri e
modalità per la formazione, l’archiviazione e la trasmissione di
documenti con strumenti informatici e telematici, a norma dell’art.
15 della L. n. 59/97"; D.P.C.M. 8 febbraio 1999 "Regole
tecniche per la formazione, la trasmissione, la conservazione, la
duplicazione, la riproduzione e la validazione, anche temporale, dei
documenti informatici") ha assunto una posizione molto avanzata.
Sul piano della responsabilità dei prestatori dei servizi on
line, la Direttiva propone una soluzione di equilibrio che non
consente una completa deresponsabilizzazione degli intermediari. Si
stabilisce infatti che tali soggetti (service provider) non
siano ritenuti responsabili della transazione nel caso essi siano
meri canali di trasmissione e non selezionino, né modifichino il
destinatario e le informazioni oggetto della trasmissione.
La Direttiva mira inoltre ad agevolare l’uso, anche in situazioni
transfrontaliere, di strumenti di composizione extragiudiziale delle
controversie attraverso appropriate vie elettroniche.
Oltre a lasciare impregiudicati precedenti strumenti comunitari
di tutela – quali, per esempio, le Direttive sul trattamento dei
dati personali, sulla protezione di consumatori a distanza, sulla
pubblicità ingannevole e comparativa, sulla sicurezza generale dei
prodotti – essa esclude dal proprio ambito di applicazione alcune
importanti materie, come quella fiscale e quella del diritto
d’autore e diritti connessi.
Quanto al diritto d’autore, questo aspetto è particolarmente
importante nel commercio dell’editoria elettronica: compravendita di
libri e riviste e – soprattutto – abbonamenti a riviste fornite per
via elettronica.
In coerenza con l’espressa opportunità, al fine di garantire un
quadro normativo chiaro, che l’entrata in vigore della c.d.
direttiva sul commercio elettronico e quella sul diritto d’autore e
diritti connessi avvenissero secondo un calendario simile, il 7
giugno 2000 è stato raggiunto un accordo politico tra i
rappresentanti dei 15 Governi dell’Unione europea (Coreper) sul
testo della Direttiva che dovrà fissare una serie di principi base
in materia di copyright nella Società dell’Informazione .
Il 7 giugno, inoltre, la Commissione europea ha approvato una
proposta di Direttiva per adattare il regime I.V.A. alle transazioni
on line, conformemente ai principi convenuti nella Conferenza
ministeriale dell’OCSE, tenutasi ad Ottawa nel 1999, insieme ad una
articolata Comunicazione con la quale viene dettagliatamente
illustrata la strategia da adottare nel biennio 2000 e 2001, al fine
di migliorare l’attuale sistema I.V.A..
Gli ostacoli alla diffusione del commercio elettronico possono
essere affrontati con le seguenti azioni:
|
Regolamentazione
delle modalità operative dei provider affinché adottino
protocolli di autenticazione sicura. |
|
Assistenza
tecnica alle piccole e medie imprese, perché si dotino di
tutte le risorse adatte a sostenere i modelli organizzativi
richiesti dalle attività di commercio elettronico.
|
|
Eliminazione
degli ostacoli giuridici alla fornitura dei servizi on-line,
mediante una normativa che chiarisca diritti e doveri di chi
pubblica in rete, in armonia con quanto avviene in altri
paesi.
|
|
Misure per
semplificare gli adempimenti fiscali (emissione di scontrini,
fatturazione) delle transazioni effettuate in rete.
|
|
Definizione di
una normativa internazionale per l'individuazione dei
requisiti essenziali da associare a determinate categorie di
beni (ad esempio materiali di consumo, manutenzione,
cancelleria, economato) al fine di offrire garanzie sulla
qualità e sugli standard dei prodotti.
| |
Una
possibile soluzione per l’esecuzione affidabile e sicura di pagamenti con
transazioni on-line è la smart card, che potrebbe sostituire le attuali carte di credito.
La differenza è nella capacità di gestione dell’informazione, che nella
smart card è maggiore. Ogni carta, infatti, ingloba un
microcircuito elettronico per la memorizzazione dei dati e lo svolgimento
di funzioni di calcolo (computing intelligence). L’utente può
registrare su questo supporto tutti i dati personali: finanziari, medici
ecc. Inserendo la carta in un personal computer i dati possono essere
stampati e condivisi in rete (sia pure solo in parte) per il collegamento
a banche, servizi di trasporto, ecc.
Il commercio elettronico riduce drasticamente i costi di transazione, e
libera margini di profitto che si aggirano intorno al 20-30% del prezzo di
vendita dei prodotti. Si prevede, così, una tendenza alla scomparsa e
certamente alla modifica delle mansioni degli intermediari classici, dagli
agenti di commercio ai grossisti e dettaglianti. Il risparmio conseguito,
molto probabilmente, andrà in parte a vantaggio degli acquirenti, in forma
di minor costo, e in parte dei venditori-produttori, in forma di maggior
profitto.
|
Anche in questo caso, si pone il
problema della formazione di nuove figure professionali, che siano
in grado di svolgere le nuove forme di intermediazione, e della
riqualificazione degli intermediari
tradizionali
|
|
 (versione provvisoria 10 giugno 2000)
Obiettivo
3. Promuovere l'utilizzo di Internet
a) Accelerare il commercio
elettronico
Il vertice
di Lisbona è giunto alle seguenti
conclusioni:
-
il
Consiglio ed il Parlamento europeo dovrebbero adottare entro
la fine del 2000 la normativa tuttora in sospeso in materia
di commercio elettronico; gli Stati membri dovrebbero
accelerare il recepimento nei rispettivi ordinamenti
nazionali, che deve essere portato a termine al più tardi
entro il 2001;
-
la
Commissione ed il Consiglio dovrebbero valutare come
promuovere la fiducia dei consumatori nel commercio
elettronico, ricorrendo in particolare a sistemi alternativi
di risoluzione delle controversie;
-
la
Commissione, il Consiglio e gli Stati membri dovrebbero
garantire, entro il 2003, l'introduzione di un sistema di
appalti comunitari e governativi on-line;
-
la
rapidità del progresso tecnologico potrebbe richiedere in
futuro approcci normativi nuovi e più flessibili.
La
sfida
Il
commercio elettronico si sta già sviluppando rapidamente nel
settore degli scambi tra imprese (il cosiddetto commercio
elettronico tra imprese, o 'business-to-business'). In molti
settori, tra cui il settore bancario, assicurativo,
automobilistico, ecc., le imprese hanno avviato imponenti
programmi di ristrutturazione, che implicano un radicale
cambiamento delle procedure operative in tutti i comparti
della 'vecchia' e della 'nuova' economia. Per le PMI è
essenziale non rimanere indietro in questo processo ed essere
presenti e attive al di là dei confini nazionali.
Per quanto
riguarda invece il commercio elettronico tra imprese e
consumatori ('business-to-consumer'), la crescita è stata più
lenta, sebbene l'imminente avvento del commercio elettronico
mobile sia destinato a rafforzarne le potenzialità. Il
commercio elettronico tra imprese e consumatori presenta
alcuni problemi a livello normativo:
-
permangono tuttora delle discrepanze sul piano
giuridico che impediscono alle imprese, in particolare alle
PMI, di operare in tutta l'Unione europea;
-
per
sfruttare appieno le potenzialità del commercio elettronico,
è necessario rafforzare la fiducia dei consumatori.
Il
commercio elettronico può contribuire a migliorare
l'efficienza negli appalti pubblici, fornendo al contempo alle
PMI nuove opportunità per essere presenti su tutto il mercato
dell'Unione. Gli appalti per via elettronica non hanno ancora
trovato un'ampia diffusione nelle pubbliche amministrazioni.
Sono pertanto necessari nuovi interventi per chiarire il
quadro giuridico e ristrutturare il sistema
amministrativo.
La
risposta dell'iniziativa eEurope
Per
contribuire alla creazione di un mercato interno del commercio
elettronico, la Commissione ha già proposto una serie di
misure legislative. L'imminente adozione, da parte del
Consiglio, del "regolamento sui beni a duplice uso" (che
prevede, tra l'altro, un mercato interno per i prodotti di
sicurezza) e la rapida adozione di una direttiva sul commercio
elettronico rappresentano segnali molto incoraggianti. Le
rimanenti proposte devono essere adottate il più presto
possibile e gli Stati membri devono accelerare il processo di
recepimento nei rispettivi ordinamenti nazionali. La creazione
del dominio .eu fornirà un ulteriore contributo allo sviluppo
di un mercato interno del commercio elettronico.
Per quanto
riguarda la fiducia dei consumatori, il settore privato sta
promuovendo una serie di iniziative - marchi di affidabilità,
dichiarazioni sulla politica in materia di privacy, ecc. - la
cui valutazione da parte delle imprese e dei consumatori
risulta tuttavia difficile. Vi è dunque l'esigenza di definire
criteri comuni e di promuovere la trasparenza. Inoltre, alle
imprese viene chiesto di compiere notevoli sforzi per
sviluppare l'autoregolamentazione e i sistemi alternativi di
composizione delle controversie, il che richiede a sua volta
un livello sufficiente di incentivi.
Il settore
privato deve promuovere gli appalti per via elettronica. I
necessari cambiamenti legislativi saranno garantiti a livello
europeo e la Commissione europea seguirà i relativi sviluppi
nei singoli Stati membri e si impegnerà ad informatizzare gran
parte delle proprie procedure di appalto.
|
Azione |
Attore(i) |
Scadenza |
|
Adozione della normativa UE in sospeso in materia
di:
- diritti d'autore,
- commercializzazione a distanza dei servizi
finanziari,
- moneta elettronica,
- giurisdizione
|
Consiglio, Parlamento europeo |
Fine
2000 |
|
Rafforzare la fiducia dei consumatori nel
commercio elettronico in collaborazione con le
associazioni dei consumatori, l'industria e gli Stati
membri. Promuovere meccanismi alternativi di
composizione delle controversie, marchi di affidabilità
ed efficaci codici di condotta, sviluppando i relativi
principi generali insieme alle parti interessate ed
introducendo adeguati incentivi. Il 'forum on-line per
una maggiore fiducia nel commercio elettronico' gestito
dalla Commissione assicurerà la massima
partecipazione possibile a tale processo. La Commissione
e gli Stati membri dovranno sviluppare ulteriormente la
rete EEJ, che riunisce una serie di sistemi alternativi
per la composizione delle controversie, e avviare
progetti pilota a livello europeo attraverso il
programma TSI. |
Settore privato, Commissione europea, Stati
membri |
Fine
2000 |
|
Rendere più flessibile la regolamentazione del
commercio elettronico attraverso un maggiore ricorso
all'autoregolamentazione e la cooperazione con i gruppi
di imprese interessati, come ad esempio il Global
Business Dialogue. |
Commissione europea, Stati membri, settore
privato |
Fine
2000 |
|
Promuovere in tutta l'Unione la certezza del
diritto a favore delle PMI che offrono servizi di
commercio elettronico attraverso un sistema di
informazione on-line e una serie di azioni di
sensibilizzazione. |
Commissione europea |
Fine
2000 |
|
Incoraggiare le PMI a convertirsi ai sistemi
digitali attraverso azioni di coordinamento e la
creazione di una rete per la diffusione delle
conoscenze, delle migliori pratiche, dei livelli di
preparazione al commercio elettronico e per le analisi
comparative. |
Settore privato, Commissione europea, Stati
membri |
Fine
2002 |
|
Istituire un nome di dominio .eu di primo
livello. |
Commissione europea, Consiglio, Parlamento
europeo |
Fine
2000 |
|
Adozione di due direttive in materia di appalti
pubblici che contengono disposizioni per la rimozione
degli impedimenti giuridici che ostacolano gli appalti
per via elettronica. |
Consiglio, Parlamento europeo |
Metà
2001 |
|
Adozione di una direttiva sull'IVA relativa a
taluni servizi forniti per via elettronica al fine di
garantire la compatibilità del commercio elettronico con
il regime comunitario dell'IVA, e in particolare per
creare condizioni di equità per i fornitori europei di
contenuti. |
Commissione europea, Consiglio, Parlamento
europeo |
Fine
2000 |
| |
|
Sintesi della
posizione italiana sul primo documento
eEurope.
In relazione all’azione "Accelerare il
commercio elettronico", si formulano le seguenti osservazioni
e proposte.
a) Obiettivi da
realizzare entro la fine del 2000.
Per quanto riguarda
l'obiettivo di una più adeguata disciplina
dell'e-commerce, si osserva che sarebbe un grave errore
accogliere le richieste di chi vorrebbe un indebolimento della
significativa tutela della privacy già assicurata ai cittadini
dell'Unione europea dalla Direttiva 95/46. E' necessario, al
contrario, modulare la disciplina in forme più adeguate alle
caratteristiche proprie del commercio elettronico. Questo
orientamento dovrebbe essere espresso inserendo la tutela
della privacy tra gli obiettivi prioritari dell'Unione, nel
quadro dei molteplici interventi di regolazione che il
commissario Liikanen ha annunciato per il 2000.
Muovendosi in
questa direzione, l'Unione europea mostrerebbe concretamente
come la tutela di un diritto fondamentale del cittadino, quale
è ormai la privacy, non possa essere considerata un ostacolo
all'e-commerce. Questa, al contrario, costituisce un
fattore della sua promozione, e potrebbe mettere a punto un
modello al quale sicuramente guarderebbero con attenzione
anche i consumatori americani, che in più occasioni - nel
quadro del Transatlantic Consumer Dialogue - hanno
sollecitato le autorità europee, nazionali e sovranazionali, a
mantenere ferme le proprie posizioni in materia di
privacy.
Inoltre, deve
essere respinta una impostazione che continua a contrapporre
schematicamente sistemi europei e sistema americano: i primi
legati all'uso esclusivo dello strumento legislativo; l'altro
affidato soltanto all'autoregolamentazione. Infatti l'Unione
europea ha già messo a punto un originale modello di
co-regolamentazione, prevedendo la possibilità di codici di
condotta settoriali, predisposti dalle organizzazioni
interessate e successivamente approvati in sede sovranazionale
o nazionale (Direttiva 95/46).
L'ipotesi della
co-regolamentazione, tuttavia, deve essere considerata in una
prospettiva più ampia, nella quale convergano principi e
regole internazionali e sovranazionali, norme nazionali e
(negli Stati federali) regionali, codici di autodisciplina,
modelli contrattuali uniformi, standard tecnici. Questa è la
realtà che la Conferenza dovrebbe registrare e valorizzare,
offrendo un modello di riferimento più ricco, nel quale si
manifestino con chiarezza le linee dell'evoluzione futura
dell'intera materia della protezione dei dati personali e
delle specifiche questioni dell'e-commerce, che non
potrebbero essere regolate in maniera soddisfacente se
venissero isolate dal contesto in cui si collocano.
Per favorire lo
sviluppo del commercio elettronico, occorre rimuovere
qualsiasi ostacolo, soprattutto a livello formale, alla
conclusione di contratti telematici, al fine di adattare la
realtà giuridica a quella tecnologica. La firma digitale
basata sulla crittografia a chiave pubblica, assicurando
l'integrità e la provenienza dei documenti informatici,
garantisce per questi la funzione che nei documenti
tradizionali è assolta dalla firma autografa. Pertanto, si
propone l’adattamento, entro la fine del 2000, della normativa
sulla firma digitale già definita a livello comunitario
(Direttiva 1999/93/CE) alle esigenze del commercio
elettronico, allo scopo di garantire l’affidabilità delle
transazioni commerciali in rete.
La gestione
elettronica degli appalti pubblici di opere e forniture può
contribuire in modo significativo allo sviluppo del commercio
elettronico e della e-economy, considerate le
dimensioni degli acquisti pubblici.
Si ritiene che,
entro la fine del 2001, la Commissione e gli Stati membri
debbano incoraggiare l’utilizzo dell'Ict per la gestione
integrale degli appalti pubblici: dalla pubblicazione degli
avvisi, alla selezione del contraente, alla regolazione dei
pagamenti.
L’obiettivo di
incoraggiare - a livello di Stati membri e di Commissione - la
risoluzione extragiudiziale delle controversie on-line e di
prefigurare procedure alternative di risarcimento dei
consumatori, andrebbe completato con l’obiettivo di indurre i
consumatori ad acquisire una maggiore fiducia. In particolare
- tenendo conto dell’iter di approvazione del progetto di
direttiva sul commercio elettronico - occorre ricordare
l’importanza che i consumatori attribuiscono, nell’ambito del
contratto di acquisto on-line, alle misure di garanzia
relative all’informazione preventiva sulle condizioni del
contratto stesso, nonché al regime giuridico
applicabile.
Al fine di aiutare
le piccole e medie imprese a "divenire digitali", oltre agli
aspetti giuridici e alle iniziative di stimolo, è importante
evidenziare le necessità di provvedere alla formazione e alla
preparazione di adeguate figure professionali da utilizzare
nella nuova organizzazione dell’azienda. A tal fine un
importante contributo potrebbe essere fornito dalle
associazioni di categoria e delle imprese a livello
settoriale, territoriale e merceologico, eventualmente
immaginando un regime fiscale favorevole per gli investimenti
in capitale umano e formazione.
Per ciò che
riguarda gli aiuti alle PMI per la diffusione dei nuovi
processi di commercio elettronico e la creazione di nuove
attività imprenditoriali:
|
Si dovrebbero
favorire iniziative volte ad informare e sensibilizzare
le PMI sui vantaggi e le opportunità che si aprono con
il commercio elettronico. |
|
Occorre
promuovere la nascita di aziende brain-intensive,
considerando la creazione di nuovo know-how alla
stregua degli investimenti in impianti.
|
|
Si
dovrebbero inoltre promuovere sperimentazioni dirette a
favorire l'integrazione orizzontale nell'ambito di
bacini di utenza (distretti industriali) e
l'integrazione verticale, volta a sviluppare nuove
sinergie ed efficienze produttive nella catena del
valore dell'azienda virtuale.
|
|
Occorre, infine,
sostenere le attività di formazione, considerandole in
modo non difforme dagli investimenti fissi.
|
Il Ministero
dell’Industria,del Commercio e dell'Artigianato sta
predisponendo incentivi per la realizzazione di Portali come
strumento di facilitazione dell’utilizzo del commercio
elettronico. I Portali potrebbero essere realizzati sia a
livello merceologico che territoriale (associazioni
industriali, distretti industriali, "patti territoriali" e
"contratti di area"). E’ condivisibile estendere gli
interventi previsti anche alle imprese che non siano
start-up ma si trovino nella fase di avviamento della
propria attività on-line.
| |
|
|
In un sistema economico
dinamico i processi di trasformazione sono sempre in corso: nascono nuove
imprese, tramontano le vecchie opportunità di lavoro e ne nascono di
nuove, la cultura industriale si aggiorna continuamente. Naturalmente, la
transizione da old a new economy non ha come conseguenza
ineluttabile la scomparsa o il deciso ridimensionamento delle industrie
tradizionali, ma implica piuttosto la necessità di una maggiore
apertura alla innovazione da parte di quest'ultime, allo scopo di
sfruttare tutte le possibilità offerte dalle nuove
tecnologie.
In particolare, la nascita di nuove imprese dipende da
una miscela di fattori:
-
imprenditoria;
-
capitale umano;
-
semplificazione degli adempimenti burocratici;
-
mobilità del lavoro e dei capitali;
-
esistenza di incubatori che facilitino la realizzazioni
di idee innovative.
Lo sviluppo di incentivi al decollo industriale, a sua
volta, richiede dei capitali trasparenti (eventualmente con mercati
finanziari dedicati alle imprese che operano nelle nuove tecnologie), che
aiutino gli investitori a scegliere.
Il passaggio dall’economia
tradizionale al modello organizzativo di rete, invece, richiede
investimenti importanti sia nelle infrastrutture (per esempio,
promuovendo l’istituzione di linee per la trasmissione dati a banda
larga), sia nel capitale
umano.
|
La convergenza delle
tecnologie deve procedere di pari passo con l’armonizzazione di
tutti i fattori innovativi, anche su scala locale, con la nascita di
veri e propri distretti digitali in grado di aggregare competenze,
risorse e progetti e dare impulso ad azioni di sviluppo. La crescita
della Internet economy, in altre parole, richiede il concorso
di enti pubblici, università e centri di ricerca, nonché l’apporto
del mondo del lavoro, dell’impresa e della società civile. Si impone
perciò l’organizzazione di un sistema di servizi che tenga
conto: |
-
delle complessità dello specifico processo
imprenditoriale;
-
dei soggetti coinvolti (imprenditorialità tecnica e/o
science-based);
-
delle specificità territoriali.
 |
Questo processo di
supporto richiede flessibilità nelle singole attività di assistenza
al business plan, formazione, assistenza tecnica
(tutoring). |
La creazione di nuove imprese high-tech deve prevedere
forme innovative di agevolazioni finanziarie: il D.Lgs.
297/99 riguarda la sola fase precompetitiva, permettendo al tempo
stesso una piena complementarità applicativa con le altre leggi
agevolative esistenti. Un elemento interessante: il decreto sostiene
prioritariamente operazioni di venture capital.
Sono peraltro già pienamente utilizzabili le leggi 95/95
e la legge 236/93 art.1 bis: entrambe prevedono finanziamenti a fondo
perduto, mutuo agevolato, contributi sulle spese di gestione. La legge
236/93 art.1 bis, inoltre, ha una applicazione specifica sul tema
dell’innovazione tecnologica.
Le nuove imprese agevolate sono anche destinatarie di un
servizio di assistenza tecnica (tutoring) comprendente formazione
specialistica e consulenza personalizzata. Il servizio consiste
nell’affiancare, nella fase di avvio delle nuove iniziative, imprese
leader di settore o affermate società di consulenza.
 |
Per aiutare i destinatari
delle due leggi – i giovani di età inferiore ai 36 anni – la Ig
mette a disposizione un servizio gratuito di "accompagnamento-base"
per predisporre al meglio il proprio progetto di impresa. Questo
servizio è on-line, accessibile tramite il sito "La città delle opportunità".
|
|
Gli incubatori
mettono a disposizione delle aziende nascenti infrastrutture
tecnologicamente avanzate, servizi di formazione e tutoring,
accesso a forme di agevolazione finanziaria, convenzioni con
professionisti, attività di marketing comune. Le imprese sono
così messe in grado di crescere, rafforzare la propria posizione sul
mercato e stimolare la nascita di nuove attività imprenditoriali,
attivando un circolo virtuoso di sviluppo territoriale.
|
|
L'area milanese,
luogo di eccellenza digitale.
L'area
milanese ospita una particolare concentrazione di attività
legate al settore dell'informatica e, più in generale, della
multimedialità. Intendendo con multimediale la convergenza di
diversi settori delle telecomunicazioni, dell'audiovisivo e
dell'informatica, si può considerare la Provincia di Milano
come il polo italiano maggiormente sviluppato del comparto.
Tale
affermazione risulta giustificata dall'osservazione del numero
e della qualità delle imprese insediate nel capoluogo lombardo
o nelle aree limitrofe: sedi di grandi aziende nazionali
(Pirelli, Italtel, Mediaset), di filiali di multinazionali
straniere (IBM, Microsoft), di importanti nuovi operatori
(Albacom, e-Biscom, Wind) e una molteplicità di piccole
imprese specializzate in servizi avanzati. Milano ospita
inoltre lo SMAU, la fiera
annuale del settore che nella 36° edizione ha visto 2.800
espositori in tutte le aree tematiche che ruotano attorno alla
multimedialità e quasi 500.000 visitatori. Infine deve essere
ricordata la nascita di numerose società di venture
capital specializzate soprattutto nell'high tech.
I dati
statistici confermano questo quadro. A Milano il peso dei
settori hi-tech (16%) è superiore alla media nazionale
e regionale e quello delle aziende operanti nel settore Ict
(2,9%) è il doppio di quello nazionale. Le aziende milanesi
dell'Ict sono il 16% di tutte le aziende italiane del settore.
Questi
dati sono particolarmente interessanti se si considera
l'aspetto relativo alla ricerca e sviluppo e all'innovazione
tecnologica. L'attività milanese non riguarda infatti solo
l'ambito commerciale e produttivo, le dinamiche recenti hanno
evidenziato una crescente specializzazione tecnologica
(brevetti e spese in ricerca e sviluppo) nei settori del
multimediale che fanno di Milano un polo di eccellenza a
livello europeo per quanto riguarda l'innovazione. Un fattore
propulsivo determinante è costituito dalle 6 Università,
all'avanguardia nella ricerca e in grado di creare sinergie
con le imprese.
Un altro
settore di punta è quello dell'editoria elettronica
on-line ed off-line, che concentra a Milano il
20% del suo volume di affari con la presenza di Mondadori,
RCS, Giunti Multimedia, ecc. Questi attori sono sostenuti
dallo sviluppo di Internet; tra gli Internet provider
si registrano importanti presenze a Milano (IOL, INET e
ITNET), dove c'è la maggior concentrazione di punti di accesso
(pop) oltre il 10% dell'utenza italiana. Queste dinamiche, le
cui origini sono legate a molteplici fattori, sono chiare
anche agli operatori pubblici e territoriali.
La Regione
Lombardia ha approvato nel maggio '99 un Programma
Regionale di Sviluppo sulla Multimedialità, con il quale
definisce l'obiettivo strategico di promozione di una nuova
politica cognitiva e di comunicazione, alfabetizzazione
tecnologica, diffusione di nuovi servizi multimediali e
definizione dei poli di eccellenza nel campo dei servizi
culturali e dello spettacolo connessi all'immagine ed alle
nuove tecnologie. Nello specifico la Regione si propone di
effettuare interventi di carattere formativo riguardanti il
cinema, l'audiovisivo e la multimedialità, da realizzare in
relazione con le competenti Direzioni Generali della Regione
Lombardia, con Istituzioni Nazionali ed Internazionali. Viene
coinvolta anche la DG Formazione e Lavoro per interventi
mirati alla riqualificazione di personale occupato, con
particolare riguardo alla comunicazione cineaudiovisuale,
anche attraverso il rilancio di poli scolastici e formativi
già operanti.
La
Camera di Commercio di Milano ha finanziato e
coordinato un consorzio di imprese multimediali chiamato
DIMMI. Il progetto, attivo da un paio di anni, è stato
impostato al fine di sostenere le attività commerciali verso i
mercati esteri delle PMI milanesi impegnate nel comparto della
multimedialità. La Camera di Commercio ha anche organizzato un
sistema di sostegno per il commercio elettronico delle piccole
imprese coinvolgendo aziende di piccole dimensioni di ciascun
settore, operatori pubblici ed interlocutori europei.
La Fondazione Eni Enrico
Mattei ha creato, al Palazzo delle Stelline, una
biblioteca multimediale aperta sino a sera, a disposizione
gratuita degli studenti universitari, ove si tengono anche
corsi e seminari sulla new economy, tra cui i first
tuesday, riunioni mensili della comunità digitale.
L'area
milanese ha inoltre sviluppato alcuni importanti casi di
successo nella "riconversione" di aree industriali, con una
specifica vocazione per le nuove tecnologie.
Le aree
che ospitavano gli storici stabilimenti della Pirelli, in zona
Bicocca (Nord Milano), oggi sono la sede della seconda
università statale e di numerose aziende tra cui, oltre alla
stessa Pirelli, Siemens e Compaq.
Proseguendo nella stessa direttrice si entra nella
città di Sesto San Giovanni, dove Comune, Falck e ASNM (Agenzia Sviluppo Nord
Milano) stanno dando vita alla "Città della Comunicazione",
ossia a "un polo moderno di attrazione …destinato ai
settori dell'informazione, della comunicazione e delle
telecomunicazioni". Nelle aree ex industriali di Sesto
sono già presenti: attività avanzate nel settore (Oracle,
Novell, Wind, Epson, ecc.); un incubatore per start-up
nel settore multimediale (Officina
Multimediale Concordia); un centro di teleservizi e
teleformazione (Proxima), e nei
prossimi mesi nasceranno un distretto multimediale (integrato
ad attività di formazione specialistica promosse
dall'Università Statale), uno dell'audiovisivo, nonché centri
di ricerca e di cultura delle nuove tecnologie.
Infine si
deve ricordare che a Milano dal 1995 è attivo il progetto
MxM (Milano per la
multimedialità), nato per iniziativa di AIM
(Associazione Interessi Metropolitani), con la missione di
diffondere la cultura della multimedialità, e promuovere lo
sviluppo della domanda e dell'offerta di servizi interattivi
su rete. A tale scopo ha pubblicato studi tra cui quello sul
distretto multimediale e quello audiovisivo a Milano, ha
partecipato e promosso progetti tra cui la Mediateca di Santa
Teresa (sezione distaccata della Biblioteca Nazionale
Braidense con vita virtuale su un suo sito web), ReMida21
(alfabetizzazione multimediale dei giovani), Internet Fiesta ,
ha organizzato incontri e convegni.
In un
sistema che ha presentato uno sviluppo 'spontaneo' nel
comparto del multimediale, il pubblico ed il privato hanno
iniziato quindi ad interagire attraverso nuove tecniche di
concertazione e pianificazione dello sviluppo locale, quali ad
esempio accordi di programma e patti territoriali. Si tratta
di un sistema di sostegno e incentivazione dello sviluppo di
settori innovativi, basato su strumenti moderni di politica
pubblica.
| |

|